Architetti comaschi contro Libeskind, il Comune media

alt Il lungo documento dei professionisti lariani
(f.bar.) «Aprire il confronto». È chiaro il messaggio in arrivo da Palazzo Cernezzi sul futuro della scultura dell’archistar Daniel Libeskind. La decisione di collocare, in vista di Expo 2015, un’opera sulla diga foranea, ha infatti sollevato accese discussioni. Tanto che venerdì scorso 10 comaschi esperti di paesaggistica – tra loro anche il presidente dell’Ordine degli Architetti, Michele Pierpaoli – si sono detti contrari al piano. In particolare hanno chiesto di poter individuare un altro

luogo dove collocare la creazione di Libeskind. «Da amministratore non posso che dire: ben venga il dibattito – interviene l’assessore al Verde e Arredo urbano di Palazzo Cernezzi, Daniela Gerosa – Nessuno intende infatti sottrarsi al confronto. È bene che in caso di dubbi ci si sieda a un tavolo e si affrontino insieme con spirito costruttivo». L’opera in questione è The Life Electric, monumento che sorgerà, come detto, in fondo alla diga foranea, quale simbolo comasco di Expo 2015.
La scultura progettata e donata alla città dal gruppo “Amici di Como” e da Daniel Libeskind, architetto di fama internazionale e grande estimatore del Razionalismo comasco, ha ricevuto a fine agosto il via libera dalla giunta del Comune di Como.
«Va innanzitutto ribadito il nostro ringraziamento a quei privati che hanno a cuore la bellezza di Como – dice sempre l’assessore Gerosa – Il riferimento è naturalmente agli “Amici di Como” sempre molto attenti alla nostra città. Ribadisco però come nulla sia già definito. Non ci sono ancora tutte le autorizzazioni e perciò c’è tempo per aprire un dibattito fattivo sul tema». Va ricordato come i firmatari del documento contrario all’opera – o quantomeno alla collocazione in fondo alla diga foranea – siano, oltre all’attuale presidente dell’Ordine degli architetti, anche i predecessori Angelo Monti e Franco Butti. Insieme a loro, i colleghi Francesco Castiglioni, Darko Pandakovic, Franco Gerosa, Silvano Cavalleri, Fiammetta Lang di Italia Nostra, il presidente della Famiglia Comasca Piercesare Bordoli e il giornalista Alberto Longatti.
Tutti compatti nel chiedere di individuare un altro luogo in città per The Life Electric, anche perché «non intervenire sulla diga consentirebbe di rispettare l’integrità di un manufatto voluto 146 anni fa dal governo austriaco del Regno Lombardo Veneto. Una testimonianza rilevante della storia di Como che di per se stessa ha un significativo valore monumentale», si legge nel documento contrario all’opera. «È possibile confrontarsi su tutto, lo ribadisco – conclude l’assessore Daniela Gerosa – Abbiamo tempo».

Nella foto:
Un gruppo di architetti comaschi non vuole il monumento di luce sulla diga foranea

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