Architetture sacre della preistoria a Proserpio

Strutture megalitiche a Proserpio in uno studio di Alberto Pozzi

Alberto Pozzi, comasco con la passione dell’archeologia, da decenni si interessa di megalitismo (un megalite – o megalito – è un monumento formato da uno o più grandi blocchi di pietra assemblati senza l’utilizzo di alcun legante). Il suo  volume “Megalitismo. Architettura sacra della preistoria”, edito dalla Società Archeologica Comense, è il frutto di quarant’anni di studi, viaggi e missioni archeologiche in siti di tutto il mondo caratterizzati dalla presenza di strutture megalitiche. Con un linguaggio chiaro e tecnicamente preciso, che fa di questo volume una lettura utile e gradevole, Alberto Pozzi racconta le origini e la diffusione di questo fenomeno nelle varie parti del mondo. Sul sito dell’Archeologica Pozzi dà conto di recenti studi su strutture megalitiche minori rinvenute a Proserpio. “Il megalitismo è un fenomeno culturale europeo antichissimo, che si è ampiamente diffuso fra la fine del V millennio e tutto il III millennio – premette Pozzi –  L’area di interesse del fenomeno va dalla fascia atlantica a buona parte dell’Europa, raggiungendo anche il nostro territorio.  Oltre alle strutture ben note e di grandi dimensioni, capita ancora di imbattersi in strutture megalitiche che risultano intenzionalmente posizionate con finalità che rientrano nell’ambito del “sacro”. Ovviamente, esse non conservano la loro posizione iniziale, ma rimangono una affascinante testimonianza di tempi antichi”. E veniamo al caso di Proserpio. “Su una preziosa segnalazione degli amici Dario Baserga e Patrizio Tenti, abbiamo potuto riconoscere una struttura megalitica minore, nel territorio comunale di Proserpio. Si tratta di tre pietre di notevoli dimensioni,  erette sul ciglio di un modesto terrazzamento con un’ampia visuale sul lago di Pusiano e, più in lontananza, sul Lago di Alserio.
I tre massi sono posizionati in modo da definire un preciso allineamento con direzione ovest-sud-ovest/est-nord-est e pertanto possono essere definiti menhir”. “Il masso più occidentale è di roccia serpentino-scistosa – spiega Pozzi nella sua scheda sul sito dell’Archeologica –   alto (fuori terra)  m 1,90, largo 1,95, con uno spessore massimo di m 0,65. La grande pietra ha una forma vagamente antropica (umana), in quanto si assottiglia verso l’alto delineando un profilo che richiama vagamente le statue-stele. Il suo peso approssimativo è valutabile in 5,5 tonnellate. Il secondo masso, di roccia granitica, è posizionato a 8 metri dal primo. Ha forma vagamente appiattita ed è alto m 1,25, largo 0,80 con uno spessore massino di m 0,35. Il suo peso può essere valutato intorno ad 1 tonnellata. Il terzo masso, pure di roccia granitica, è posizionato a poco più di 20 m dal secondo. Il pietrone ha forma vagamente triangolare, appiattita e irregolare. Il masso risulta alto 2 m e largo 2, spesso fino a m 0,80. Il suo peso può essere valutato in 6 tonnellate circa”. Rimane da indagare anche lo scopo di tali strutture: finalità cerimoniali, calendariali o  sacre?

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