Armi vicino allo stadio. Rischio impronte digitali per 50 tifosi azzurri

altÈ stata aperta un’inchiesta, per ora a carico d’ignoti
Il borsone (definito «una sacca sportiva di colore nero») non era nemmeno troppo nascosto. Come non può essere ben nascosto un contenitore grande, scuro, e lasciato in bella vista sotto una panchina parzialmente occultata solo da una piccola siepe. Dentro alla sacca non solo fumogeni da stadio (due) ma anche, e soprattutto, armi. Coltelli (quattro o cinque), bastoni di cinquanta centimetri di lunghezza, punteruoli da cantiere e buon’ultima un’ascia o qualcosa di simile.
Un arsenale che

era stato abbandonato non troppo lontano dal ritrovo pre-partita dei tifosi del Como, ultras azzurri su cui ora si sono concentrati i sospetti degli agenti della Digos.
La Procura di Como (pubblico ministero Ersilio Capone) ha aperto un fascicolo di indagine per far luce su quanto rinvenuto dalla polizia prima dell’inizio della partita di campionato Lega Pro tra Como e Unione Venezia (gara chiusa con la vittoria lariana per 2-0). Squadre, quelle appena citate, dalle tifoserie storicamente rivali, che tuttavia domenica non erano attese ad una dimostrazione di “forza”.
Anche perché, prima della vigilia, dalla Laguna era attesa al massimo una ventina di supporter, numero decisamente esiguo che è ulteriormente sceso alla “prova del campo”, in quanto al Sinigaglia di veneziani se ne sono presentati due. Il primo punto dell’indagine dunque è proprio questo: perché, in un simile e preannunciato contesto, portare un arsenale del genere rischiando di farsi scoprire come poi è avvenuto? Rimane il fatto che, ovviamente, tutte le armi sono state sequestrate e passate al setaccio per estrarre le impronte digitali. Risultato già ottenuto, stando al comunicato della Questura. Il passaggio successivo sarà ora quello di cercare soggetti noti – cioè con precedenti – cui appartengono quelle impronte, attingendo dalle banche dati delle forze dell’ordine. Se questo riscontro non dovesse fornire risultati, la mossa successiva sarà chiamare negli uffici della Questura tutti i 50 ultras del Como identificati domenica nel bar accanto alla panchina dove la borsa sportiva contenente l’arsenale era stata abbandonata. Il fascicolo in Procura, per il momento, è ancora a carico di ignoti e l’ipotesi di reato è porto abusivo di armi in un luogo pubblico.
La speranza degli uomini della polizia è invece quella di riuscire, al più presto, a dare un nome e un cognome a chi ha deciso di andare alla partita della domenica con bastoni, punteruoli, coltelli e asce. La scoperta è stata fatta nel pieno dei controlli di bonifica del Sinigaglia e delle aree limitrofe che precede ogni partita di campionato del Como. Anche l’area in cui la sacca è stata trovata non è nuova alle cronache. Nel febbraio del 2013, infatti, molte ore prima del match tra i lariani e la Reggiana, poco distante da quel punto andò in scena una maxi rissa tra supporter delle due fazioni. Alla fine si contarono i feriti (quattro, due per parte) e una quindicina di identificati dagli uomini della Digos. Gli stessi che sono poi confluiti in un fascicolo aperto dalla Procura per far luce su quegli episodi di violenza.

M. Pv.

Nella foto:
Il punto dove gli uomini della Questura hanno ritrovato – nella bonifica pre partita – una sacca contenente un arsenale (foto Fkd)

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