Arsenale vicino allo stadio: rilevata un’impronta digitale

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Primo importante passo nelle indagini della Questura: non sarebbe di una persona già schedata

Primi importanti passi in avanti nell’inchiesta della Questura dopo la scoperta del borsone di armi abbandonato nei pressi del ritrovo di una parte degli ultras azzurri. Rinvenimento che risale alle ore 14.10 del giorno in cui era in programma la sfida di campionato Lega Pro tra il club di casa e il Venezia. Un arsenale impressionante, quello sequestrato dalla Digos, composto da un’ascia, da cinque coltelli di quelli utilizzati per cuocere carne alla griglia (con una lama da 14 centimetri), ma

anche da due fumogeni, un punteruolo da cantiere, quattro spranghe di plastica dura rinforzate con inserti in ferro e 12 bastoni da cinquanta centimetri almeno, ricavati da manici di picconi o di badili. Bene, da tutto questo armamentario, pare che sia stata estratta una impronta digitale chiara e dunque utile per una comparazione. Sarebbe già stata fatta – anche se sulla vicenda campeggia un assoluto riserbo – una ricerca tra gli elementi noti alle forze dell’ordine (attingendo dunque dalle banche dati delle forze dell’ordine) ma l’esito sarebbe stato negativo. Quindi, presumibilmente il proprietario delle armi – o comunque una delle persone che vi hanno lasciato una traccia – non sarebbe conosciuto, almeno a livello di impronte digitali. La novità è comunque importante perché è un primo punto di partenza per ricostruire l’accaduto e dare nomi e cognomi ad un fascicolo che per il momento rimane a carico di ignoti e con l’ipotesi di reato di porto abusivo di armi in un luogo pubblico. Paiono invece non confermate le voci che si erano diffuse in città sulla partenza di avvisi di garanzia.
ASSOLTI DUE ULTRAS LARIANI PER L’ASSALTO AL FURGONE
Doppia assoluzione intanto, ieri mattina in tribunale a Como, per due ultras azzurri finiti a processo per un Daspo con obbligo di firma non rispettato. I supporter degli azzurri – un 19enne di Como e un 29enne di Luisago – colpiti dal divieto ad assistere alle manifestazioni sportive furono fotografati dalla Digos il giorno dell’assalto a un furgone in transito in Tangenziale, che gli ultras credevano trasportasse tifosi del Lecco (quel giorno, 9 maggio 2010, era in programma il derby). Furgone su cui viaggiavano invece ragazzi extracomunitari. A prevalere, in aula, è stata la tesi della difesa, portata avanti dagli avvocati Livia Zanetti e Ilvo Tolu (sposata anche dalla pubblica accusa che ne ha chiesto l’assoluzione), che oltre a far notare come i due avessero presentato il foglio attestante le firme registrate nelle caserme dei carabinieri di Pognana e Fino, hanno poi fatto presente che comunque l’obbligo di firma (misura restrittiva della libertà personale) non era passato dalla convalida del giudice. Da qui l’assoluzione «perché il fatto non sussiste».

Mauro Peverelli

Nella foto:
Le armi rinvenute sotto una panchina nei pressi del bar in cui sono soliti ritrovarsi gli ultras del Como. La scoperta è stata fatta dalla Digos prima della gara con il Venezia

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