Asilo di Cernobbio, si aggrava la posizione della seconda maestra

Como, Tribunale

Si aggrava – almeno sulla carta – la posizione della seconda maestra dell’asilo nido di Cernobbio iscritta sul registro degli indagati della Procura di Como con le ipotesi di reato di «maltrattamento degli infanti del reparto “lattanti” a lei affidati».

Il pubblico ministero, accogliendo la sollecitazione ad aggiornare l’articolazione del capo di imputazione «tenuto conto delle memorie difensive di parte civile» prodotte dai legali Simone Dotti e Benedetto Tusa, ha ampliato di una decina il numero di episodi contestati a Loretta Fasana, 52 anni, residente a Cernobbio. Una modifica che ha fatto lievitare il numero fino a 39 episodi in danno di sette bambini, uno dei quali non era ancora stato individuato come eventuale parte lesa. Per questo motivo l’udienza di fronte al giudice dell’udienza preliminare di Como, che era in calendario nei giorni scorsi di fronte al gup Massimo Mercaldo, è stata aggiornata al prossimo mese di luglio, quando anche i familiari dell’ultimo bambino potranno decidere se costituirsi o meno come parte lesa.

Intanto in aula, chiamato come responsabile civile, si è presentato anche il Comune di Cernobbio (rappresentato dall’avvocato Edoardo Pacia). L’indagine sull’asilo nido del comune comasco era partita tempo fa nei riguardi di un’altra insegnante, che è già di fronte ai giudici di secondo grado (l’udienza sarà a ottobre).
A sorpresa tuttavia, un anno fa, la Procura di Como (pm Giuseppe Rose) aveva chiuso l’inchiesta anche a carico di una seconda maestra dell’asilo di Cernobbio.
Secondo il capo di imputazione, la maestra avrebbe inserito «forzatamente il cibo nel cavo orale dei bambini», li avrebbe strattonati per le braccia, li avrebbe «presi per le orecchie e per i capelli», colpendoli con schiaffi sulle mani e sul sedere.

Erano già oltre la ventina gli episodi elencati in un primo momento, che ora sono lievitati fino a 39. Aggiunti fatti avvenuti tra l’area giochi dell’asilo e la mensa.
Vicende tutte racchiuse in un arco di tempo che va dal 5 febbraio del 2019 al 27 marzo dello stesso anno.
La Procura di Como contesta anche l’aggravante di aver «abusato dei poteri» in violazione dei «doveri inerenti un pubblico servizio» danneggiando dei minori.

La difesa della maestra, rappresentata dagli avvocati Massimo Ambrosetti e Lisa Epifani, ha sempre contestato la ricostruzione dell’accusa, sostenendo che gli episodi cui si farebbe riferimento nel capo di imputazione non sarebbero affatto dei maltrattamenti di bambini.
La vicenda dell’asilo nido di Cernobbio, come detto in apertura, era già approdata nella cronaca cittadina nel marzo di due anni fa con l’operazione dei carabinieri che aveva riguardato la collega dell’educatrice.
Una vicenda, questa, che aveva percorso una strada parallela e, soprattutto, più rapida visto che si è già arrivati alla condanna di primo grado (a 4 anni in Abbreviato) ma anche al ricorso in Appello contestando tutte le accuse formulate prima dalla Procura di Como e poi dal giudice con le motivazioni della sentenza. Udienza di secondo grado che avrebbe dovuto svolgersi la scorsa settimana ma che è stata rinviata a ottobre per un difetto di notifica.

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