Asilo Sant’Elia, pronta l’ispezione

asilo d'infanzia Sant'Elia

Caso Asilo Sant’Elia di Como, ieri Attilio Terragni, pronipote dell’architetto Giuseppe Terragni cui si deve il monumento di via Alciato, è andato in Soprintendenza a Milano «per chiedere lo stop ai lavori di restauro in corso nella struttura di via Alciato», lavori di cui contesta la qualità. Domani alle 15 ci sarà un incontro all’Archivio Terragni di Como con esperti e cultori del Razionalismo lariano e l’obiettivo è produrre una lettera aperta alla città per chiedere lo stop ai lavori, con firmatari autorevoli. «Ha dato la sua adesione anche la Getty Foundation – dice Terragni – Intanto la Soprintendenza ha promesso di compiere una ispezione sull’Asilo». Sopralluogo che, fa sapere Palazzo Cernezzi, dovrebbe svolgersi nella giornata di oggi.
Intanto sulla questione interviene l’Ordine degli Architetti. Michele Pierpaoli, il presidente, fa un appello alla prudenza: «Voglio confidare nelle professionalità degli attori in campo, voglio sperare che tutti quelli che stanno operando su questo bene siano all’altezza della situazione dato che l’immobile è di assoluto pregio: c’è un bene tutelato e vincolato, appunto il monumento razionalista di via Alciato, posto tra il Comune che ha appaltato i lavori e la Soprintendenza che tutela il bene e vigila sugli interventi per preservarlo».
«Premetto che non posso valutare la situazione specifica che è emersa in queste ore – precisa Pierpaoli – dato che occorrerebbe un’analisi in situ, sottolineo che il Sant’Elia fa parte di quei beni monumentali fragili, le opere della modernità, che si sono misurati con materiali e soluzioni stilistiche nuovi al loro tempo, con progetti arditi, sperimentali, fatti con coraggio. Il restauro del moderno non è una cosa semplice né facile».
«Colgo l’occasione – aggiunge Pierpaoli – per dire che grazie alla ricchezza di monumenti del Novecento e del Razionalismo di cui è erede, la città di Como può giocare un ruolo importante come laboratorio proprio sul tema di quella conservazione programmata e non sporadica o emergenziale che tali monumenti richiedono per essere conservati nel tempo. Un tema che è già stato affrontato in molte occasioni e in un convegno internazionale dieci anni fa proprio a Como».
Che il malato fosse cronico è in effetti cosa nota. Compie appunto dieci anni il convegno dell’ottobre 2009 (con relativo volume di atti edito da Mondadori Electa) sul tema, ancora oggi quantomai attuale a Como, della “Conservazione programmata dell’architettura moderna”, che vide la partecipazione di 230 architetti e studiosi da 20 nazioni. Gli esperti si confrontarono sulle linee di intervento per la protezione dei monumenti, ufficializzate in Italia dal Codice dei Beni Culturali (42/2004), in un’iniziativa curata dal Comune di Como e da Fondazione Cariplo. Già allora il “caso” dell’Asilo Sant’Elia si evidenziò in tutta la sua complessità e urgenza.
A differenza degli altri monumenti del Razionalismo con funzioni celebrative come il Monumento ai Caduti di Terragni, pure ispirato a Sant’Elia, l’Asilo che porta il nome dell’architetto futurista lariano, come del resto la Casa del Fascio dello stesso Terragni, ospita attività e quindi la conservazione deve fare i conti con questo aspetto.

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