Categories: Opinioni & Commenti

Assunzioni bizantine e cattedre mancanti

di Adria Bartolich

A breve partirà un piano per l’immissione in ruolo per il
2019/20 di quasi 80mila docenti, per l’esattezza 78.819. Le immissioni
avverranno, come sempre, attingendo  per
il 50% dalle graduatorie ad esaurimento e per l’altro 50 % dalle graduatorie
dei concorsi. Nonostante questo importante 
numero di immissioni, si prevede già che 64.149 posti  rimarranno vuoti; praticamente significa che
su questi posti saranno chiamati ad insegnare dei supplenti  che chiameremo precari per definire il loro
incerto rapporto di lavoro,  che dovranno
in seguito essere assunti. Tutto ciò malgrado con il piano straordinario di
assunzioni della Buona Scuola di Renzi 
fossero state previste  148mila
assunzioni diventate poi all’atto pratico 102mila, e ci siano state  poi le immissioni ordinarie degli anni
successivi: 39.640 nell’anno scolastico 2016/17 , 51.773 nel 2017/18, 57.322
nel 2018/19 per un totale di oltre 250mila assunzioni.

Non sono poche. 
Malgrado ciò, e la costante diminuzione delle iscrizioni dovuta al calo
della natalità,  molte cattedre
rimarranno scoperte e molti insegnanti resteranno  precari sia per problemi tecnici (ad esempio,
non sono state ancora pubblicate le graduatorie dei docenti abilitati nel 2018,
oppure bisogna attendere il risultato dei ricorsi, e ancora quello dei
risultati dei concorsi che hanno dei tempi abbastanza lunghi,  oppure ci 
sono delle classi di concorso in esubero, cioè non esistono  cattedre disponibili per alcune materie) che
per problemi di sostanza: non si riesce a fare una programmazione seria delle
disponibilità di posti in rapporto agli insegnanti.

Si lavora su numeri troppo grandi e condizionati in maniera
eccessiva da inferenze in itinere che vanno dai contratti sulla mobilità che
agevolano più o meno  il trasferimento su
domanda del personale, all’eccessiva selezione operata da alcune università al
momento delle abilitazioni, oppure alla vittoria di ricorsi che cambiano
numeri, disponibilità  e diritti
soggettivi; a questo si aggiungono le domande di pensionamento, alcune delle quali
prevedibili come quelle  con i requisiti
di vecchiaia, altre meno: quota 100 oppure Opzione donna.

In altre parole, nel tempo, si è stratificato un sistema di
assunzioni, diritti acquisiti, diritti riconosciuti da sentenze, modalità
d’inserimento e anche di permanenza che non solo è bizantino ma è anche ormai
completamente fuori controllo. Altrimenti non si spiega la cronica mancanza di
insegnanti negli organici del nord Italia.

Eppure i parametri e i criteri sia per l’assunzione che per
il funzionamento generale  delle scuole –
insegnanti, classi e alunni – sono uguali su tutto il territorio nazionale. Per
coloro che pensano che l’Italia si mantenga unita  con la centralizzazione e la definizione per
legge di un sistema unico, la scuola è la smentita pratica di questa visione
dogmatica e meccanicistica.

Quello che fa la differenza sono i comportamenti e  la capacità di governali, che mi pare  sia abbondantemente sfuggita di mano.

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