ATLANTIDE E LA LOCOMOTIVA

altLE LEGGENDE A LENNO E A PORLEZZA

(c.f.) Una piccola Atlantide giacerebbe al largo delle coste di Lenno. Secondo un’antica tradizione una violenta alluvione, abbattutasi in Val Perlana, avrebbe mutato la morfologia del litorale lennese, facendo sprofondare nel lago una porzione del paese e trascinando con sé l’isola, che doveva sorgere nei pressi del promontorio di Lavedo. L’evento catastrofico sarebbe il responsabile anche dell’inabissamento di una chiesa e della sua campana, che gli abitanti del centro rivierasco giurano di

sentire suonare durante le giornate di forte vento e ogni Venerdì Santo.
Leggenda o realtà? Di certo non c’è nulla, ma sul fondo del lago sarebbero stati avvistati resti di pavimentazione, scalini e massi lavorati. Uno di questi fu riportato in superficie nel maggio del 2006 nella zona del golfo di Venere, l’insenatura tra Lenno e villa Balbianello.
Per le sue fattezze si ipotizzò potesse essere un’acquasantiera, ma l’entusiasmo verrà presto smorzato dopo studi più accurati, tant’è che l’allora direttore dei Musei Civici di Como, Lanfredo Castelletti, parlerà di frammenti di pietra moltrasina, particolarmente abbondanti in quella zona. Ma recenti studi dell’Università dell’Insubria, che parlano di due smottamenti, verificatisi nel VI e nel XII secolo, in questo tratto di lago con relativa onda anomala, non farebbero escludere del tutto l’ipotesi della cappella sepolta.
Una locomotiva appartenente alla linea ferroviaria Menaggio-Porlezza, oggi non più esistente, si sarebbe inabissata, secondo una storia di oltre un secolo fa, nelle limacciose acque del Ceresio. Nella notte tra il 21 ed il 22 agosto 1911, un violento nubifragio si scatenò sul Ticino e sulla parte italiana del lago di Lugano, facendo tracimare il torrente Rezzo. Questo fuoriuscì, inondando il paese di Porlezza e in particolare la stazione ferroviaria. Le acque del torrente, dopo aver travolto il deposito della linea, si abbatterono sulla stazione ferroviaria. Il fabbricato dell’officina, che sorgeva a pochi metri dal corso d’acqua, venne tagliato in due.
Due locomotive in riparazione furono travolte. Una terza venne poi trascinata nel lago dalla furia della corrente. Dovrebbe essere un modello a vapore, a scartamento ridotto, costruito negli anni Ottanta dell’800 dalla Maschinenfabrik Esslingen, alla periferia di Stoccarda.
A oltre novant’anni di distanza il locomotore scomparso tornò alla ribalta delle cronache, grazie all’associazione sportiva di Milano “Deep World”, capitanata da Massimiliano Pellegrini che, dopo approfondite ricerche, studi e indagini sul luogo del disastro, circoscrisse l’area dove avrebbe potuto giacere la locomotiva. Era l’aprile del 2007.
Da allora, se pur senza risultati, sub e speleologi esperti si sono immersi più volte alla ricerca del prezioso cimelio, ma i fondali limacciosi non hanno permesso di individuarlo. La leggenda vuole che, nelle notti in cui le piogge sono molto violente, si sentano il fischio della locomotiva e la campanella del capotreno.

Nella foto:
La ferrovia Menaggio-Porlezza

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