Ats Insubria, adesso si scopre che non funziona. Anche Forza Italia e 5 Stelle chiedono di rivederne i confini

Palazzo Lombardia

L’Ats Insubria non funziona. E adesso se ne sono accorti un po’ tutti.
Quanto denunciato da settimane dal Corriere di Como, anche in conseguenza delle gravi lacune emerse nella gestione dell’emergenza Coronavirus, è diventato finalmente un fatto politico.
È di ieri la clamorosa presa di posizione del presidente del consiglio regionale lombardo, Alessandro Fermi, che in un lungo comunicato ha detto chiaramente: «Va ripensato l’azzonamento territoriale delle Ats: in particolare l’Ats dell’Insubria per la sua eccessiva estensione territoriale e per il numero di cittadini ricompresi ha constatato l’impossibilità di poter governare in modo adeguato un ruolo di coordinamento efficace e puntuale. È utile quindi riflettere su un ritorno a una Ats Lariana che abbia Como e la sua provincia come unico ambito di competenza».
Fermi invoca «un ragionamento complessivo» e «un dibattito costruttivo». Non basta, dice il presidente del consiglio regionale, «elencare le eventuali carenze o quello che non ha funzionato al meglio: se vogliamo fare tesoro delle esperienze di questi mesi e trarne insegnamento, dobbiamo sforzarci di guardare in prospettiva, ricercare e indicare possibili soluzioni, integrazioni e correttivi».
Una posizione subito ripresa da Raffaele Erba, consigliere regionale comasco del Movimento 5 Stelle, il quale ha spiegato: «Ben venga la separazione delle Ats di Como e Varese, ma questo è soltanto un piccolo tassello di un mosaico che va profondamente riformato. Serve una visione più profonda che, oltre all’ambito territoriale, metta in discussione il ruolo del pubblico rispetto al privato. Negli ultimi anni, fino ad arrivare ai giorni dell’emergenza Covid-19, è emersa sempre di più la necessità di potenziare la sanità pubblica».
Il cambio di rotta del centrodestra non è sfuggito al Pd che con il consigliere regionale Angelo Orsenigo ha polemizzato duramente. «Dopo la rivoluzione della riforma della Sanità del 2015, voluta fermamente proprio dalla Regione, finalmente c’è chi si rende conto del danno perpetrato sulle spalle dei cittadini. All’improvviso si comprende quello che da sempre il Partito Democratico sostiene e che io personalmente ho fatto presente a gran voce in tutte le sedi. A volte cospargersi il capo di cenere può servire; in questo caso appare non soltanto come un tentativo tardivo, ma alla stregua di una vera e propria furbata. Occorre che la Regione si assuma le sue responsabilità, dichiarando apertamente i propri errori».

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