Ats Insubria troppo vasta, la politica fa dietrofront. In Regione si punta a rivedere la riforma Maroni

Ats Insubria

Istituire un’Ats Lariana e rafforzare il ruolo dei sindaci in materia socio sanitaria.
La politica comasca impegnata in Regione sul fronte sanitario si misura con un provvedimento che cerca di rendere più efficiente il dialogo con il territorio.
Va in tal senso una mozione discussa e approvata lunedì dal consiglio comunale di Como presentata da Forza Italia e Lega. Il centrodestra comasco in sostanza vorrebbe “smontare” la divisione territoriale della sanità, parte della riforma varata dall’ex governatore leghista della Lombardia Roberto Maroni. Obiettivo dichiarato sganciarsi dunque dalle attuali ripartizioni, in cui Como è aggregata a Varese, per tornare a essere una realtà autonoma.
Il presidente del consiglio regionale della Lombardia, il comasco Alessandro Fermi, spiega quello che è di fatto un dietrofront rispetto a un assetto organizzativo voluto dallo stesso centrodestra. «L’Ats attuale è figlia di un periodo storico, eravamo nel 2015 – dice – in cui a livello politico si ragionava per “aree vaste” accorpando più territori. Como ha avuto anche l’onere di perdere l’ospedale di Menaggio che è poi rientrato nell’attuale Ats. Del riordino sono rimaste scontente molte province oltre a quella lariana. La crisi della pandemia ha messo ancor più in evidenza criticità che erano già avvertite prima: un’area troppo ampia che impedisce spesso le relazioni tra l’Azienda di Tutela della Salute e i cittadini e chi li governa ossia i sindaci. Tra Como e Varese parliamo di oltre un milione di cittadini. Ora porremo mano al riordino della legge sanitaria regionale numero 23 e la percezione di una “trazione varesina” troppo marcata nell’Ats Insubria rispetto alla provincia comasca verrà meno. Credo che tutti i consiglieri che la scorsa primavera hanno condiviso con me una fase di ascolto dei territori su questi temi convengano che i tempi sono maturi per un cambio di passo».
Così pensa la consigliera regionale della Lega Gigliola Spelzini: «La legge va rivista sicuramente perché è importante che la medicina territoriale risponda alle esigenze in maniera più mirata possibile. Per questo motivo occorre rivedere i confini dell’Ats Insubria affinché venga delineato un territorio meno ampio. Un lavoro lungo durante il quale dovranno essere interpellati tutti gli amministratori locali».
Tempi brevi auspica invece il sottosegretario regionale comasco Fabrizio Turba. Entro l’anno e comunque entro la fine della legislatura lombarda promette si possa arrivare a un nuovo assetto «nell’interesse del territorio e dei sindaci» con una nuova legge regionale di gestione del comparto sanitario. «Avremo forse costi maggiori – dice – ma ne va del bene del territorio. Va detto che su questa riforma dell’assetto delle Ats anche il governatore Attilio Fontana è d’accordo e tra l’altro avere una Ats comasca più snella e tutta lariana quindi permetterebbe di porre mano a questioni annose come la cittadella della sanità nell’ex ospedale Sant’Anna di via Napoleona, che è dotato di un megaparcheggio fortemente sottoutilizzato. Sarebbe l’occasione buona per chiudere il cerchio. La gestione attuale è figlia di un periodo in cui si tendeva ad accorpare e semplificare ma ci si è accorti che questo andava contro le esigenze del territorio. È impossibile avere oltre duecento sindaci che afferiscono a uno stesso ente per la sanità. Lo dico per esperienza, avendo fatto il sindaco per nove anni: l’Ats Insubria è troppo grande».
Un dietrofront tardivo? Per il consigliere regionale pentastellato Raffaele Erba la riforma dell’Ats «sarebbe solo un tassello di tante necessità di riforma della sanità lombarda, non è cambiando solo i confini dell’Ats che si risolvono i problemi dei lombardi, non è accorpando e poi scorporando che si possono gestire le emergenze. Tanto va ancora fatto. Non conta solo la struttura organizzativa in gioco, ma una visione dove il pubblico riacquisti finalmente centralità rispetto al privato: in Lombardia ci si cura bene, ma le cure siano accessibili a tutti».
Per il consigliere regionale comasco del Pd Angelo Orsenigo infine «la mozione proposta da Lega e Forza Italia in consiglio Comunale per richiedere un’Ats Lariana e conferire più poteri ai sindaci in ambito socio-sanitario rimarca che il sistema sanitario lombardo va riformato in maniera strutturale, a partire dalla Legge regionale del 2015 scaduta lo scorso dicembre, supportata e votata dagli stessi partiti che oggi ne chiedono la revisione. Non possiamo ignorare gli inquietanti segnali arrivati nell’ultimo anno circa debolezze del nostro servizio sanitario, incluso il nodo delle Rsa. Il cambiamento è d’obbligo per il bene dei comaschi e dei lombardi ma deve essere un cambiamento vero e sostanziale. Serve determinare davvero chi fa cosa e le competenze di ogni singolo organismo».

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