Autoritratti d’autore

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Maestri del Novecento – Anche un’opera del lariano Mario Radice nella collezione allestita dal grande Zavattini in scena a Brera

Praticamente a tutti chiedeva un contributo. Alle pareti scopriamo il Gotha dell’arte lombarda del ’900: Enrico Baj, Aldo Carpi, Ennio Morlotti, Fausto Melotti, Bruno Munari, Arturo Tosi, Luigi Veronesi. E poi artisti che hanno toccato anche il Lario come Aligi Sassu (spesso in vacanza e in mostra in Valle Intelvi), Alberto Savinio (che negli anni Trenta diresse i primi numeri della rivista culturale comasca “Broletto”, tuttora viva) e Achille Funi (morto ad Appiano Gentile nel 1972). E poi

un grande outsider che di pittura sapeva eccome, come Dino Buzzati. Così è nata una collezione “eccezionale” per formato e numero come quella del grande Cesare Zavattini. Sono circa 1.500 quadri piccolissimi, solo otto centimetri per dieci.
Universalmente noto quale capofila del Neorealismo, autore di innumerevoli soggetti e sceneggiature di una delle migliori stagioni del cinema italiano (Ladri di biciclette, Sciuscià, La ciociara), Zavattini aveva una fantasia inesauribile che sfogava nella scrittura su vari fronti (dalla narrativa al giornalismo al fumetto) e anche nella pittura, come autore ma anche come accanito collezionista e amatore. Pur non ritenendosi all’altezza dei suoi contemporanei, li volle collezionare tutti. Purtroppo nel 1979 Zavattini è costretto, per ragioni economiche, a vendere la sua “Enciclopedia della pittura del Novecento”, che verrà quindi smembrata e in parte dispersa. Nel 2008 un consistente nucleo di ben 152 dipinti, tutti “autoritratti”, viene recuperato e acquisito al patrimonio pubblico nazionale, come proprietà della Pinacoteca di Brera. A questo sogno è dedicata la mostra A tutti i pittori ho chiesto l’autoritratto in corso alla Pinacoteca di Brera in via Brera 28 a Milano, fino all’8 settembre prossimo (orario 8.30-19.15 da martedì a domenica, ingresso 10/7 euro).
Il percorso presenta 152 autoritratti appartenenti all’eccezionale collezione, iniziata nel 1941. E accanto a maestri come Lucio Fontana e Alberto Burri, Giorgio De Chirico e Mario Sironi, Ardengo Soffici e Fortunato Depero, c’è anche un autoritratto di un maestro dell’Astrattismo comasco come Mario Radice (1900-1987), autore fra l’altro con Cesare Cattaneo della fontana razionalista di Camerlata, uno dei simboli del capoluogo lariano. È un olio su cartone risalente al periodo che va tra gli anni Quaranta e Cinquanta, di 7,7×7 centimetri.
A questo nucleo dei “minimi” vengono accostati tre dipinti realizzati dallo stesso Cesare Zavattini e un ricco corpus di testimonianze e documenti.
Accompagna la mostra un ricco catalogo edito da Skira e curato da Marina Gargiulo, direttrice delle collezioni del XX secolo della Pinacoteca di Brera, con saggi di Sandrina Bandera, Marina Gargiulo, Renato Barilli, Giorgio Boccolari, Valentina Fortichiari, Silvana Cirillo, Mino Argentieri.
Annota con penna felice, fra l’altro, Valentina Fortichiari, editor di Longanesi e scrittrice nonché principale studiosa dello scrittore varesino Guido Morselli, nel suo contributo su Zavattini che è una sintesi esatta dell’atmosfera di «festa cromatica» di questa «sinfonia di pareti dipinte da mani geniali»: «Cesare Zavattini, esperto affabulatore di sé, come solo un emiliano dalla vena leggera e sempre autoironica sa fare, ha certamente sorriso ogni volta che arrivavano nuovi doni (…). Ne andava fiero, come li avesse dipinti lui i quadretti minimi».

Nella foto:
Autoritratto di Alberto Savinio

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