Autunno amaro per le Province lombarde

Il decreto di Monti sulla “Spending Review”
Entro pochi mesi alcuni “territori” non esisteranno più
Riforma atto secondo. O forse terzo. Da quando si parla seriamente di abolizione delle Province – in sostanza, da quando è in carica il governo tecnico – le idee e i progetti sono stati più d’uno. Il primo passo, già compiuto, ha riguardato la cancellazione del suffragio universale e dell’elezione diretta del presidente e del consiglio. Le Province del futuro avranno organi istituzionali di secondo livello, eletti cioè dai consiglieri comunali del territorio.
Un ulteriore passo è stato compiuto l’altro giorno con il decreto di revisione della spesa pubblica. Il testo del provvedimento è stato pubblicato ieri sulla Gazzetta ufficiale. Gli articoli relativi alle Province sono il 17 e il 18.
L’obiettivo, apertamente dichiarato dal premier Mario Monti, è di ridurre le attuali 104 Province a non più di una cinquantina. Come arrivare a questo risultato, però, non è chiaro. Così come non è chiaro se la Provincia di Como potrà avere un futuro oppure dovrà abdicare alle ragioni dei tagli di spesa, finendo per essere sacrificata sull’altare della cosiddetta spending review.
Il decreto parla di due «criteri per la riduzione e l’accorpamento delle Province, da individuarsi nella dimensione territoriale e nella popolazione residente in ciascuna provincia». Due criteri, i cui parametri saranno definiti «entro 10 giorni dalla data di entrata in vigore» del decreto, ovvero entro il 17 luglio prossimo.
Non è affatto chiaro, leggendo il testo della norma, se i due criteri debbano entrambi essere rispettati oppure se basterà, per salvarsi, rientrare in almeno uno di essi. C’è poi un’altra novità: le Province confinanti con le città metropolitane non dovrebbero essere tagliate.
Qui la norma è scritta in modo assolutamente poco limpido. Il provvedimento che il consiglio dei ministri emanerà per stabilire i parametri di cui si parlava prima potrebbe fare luce e dare qualche chiarimento. Resta il fatto che se l’obiettivo del governo è dimezzare le attuali Province, anche la Lombardia dovrà fare la sua parte. Non saranno quindi soltanto Lodi e Lecco i territori a rischio, ma anche Monza, Sondrio, Mantova, Pavia e la stessa Provincia di Como. Il caos normativo si dipanerà comunque nel breve volgere di alcune settimane. Questa volta, almeno a parole, il governo non scherza. Il cronoprogramma della riforma è stato fissato con una tempistica da centometristi. Regioni e consigli delle autonomie locali dovranno dare i loro pareri e indicare le loro proposte entro un paio di mesi.
Se non lo faranno, il governo agirà d’imperio «entro 20 giorni dalla data di conversione in legge del decreto». L’autunno delle Province è ormai alle nostre porte.

Nella foto:
La sede dell’amministrazione provinciale di Como, in via Borgovico, decorata con il Tricolore per il 150° dell’Unità d’Italia (Mv)

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