Azienda speciale dei servizi sociali. Civitas «diffida» il Comune dal proseguire

Bruno Magatti

«Inadeguatezza politica» da parte del Comune, «mancanza di leadership» e «ricorso a un modello superato dalle norme recenti e vetusto nella modalità proposta».
Per una volta l’ex assessore ai Servizi sociali di Como, Bruno Magatti, nella foto, decide di non lesinare sulla durezza dei termini e parte all’attacco della maggioranza che da poco meno di due anni governa la città. Lo fa (assieme alla lista Civitas che lo ha sostenuto in campagna elettorale) su un tema che conosce benissimo – avendo appunto condotto per cinque anni l’assessorato di riferimento – e con un’azione dai risvolti potenzialmente dirompenti: una diffida e una segnalazione alla Corte dei Conti relative alla decisione di istituire (assieme ad altri Comuni vicini) un’azienda speciale per la gestione dei servizi sociali.
«Gli approfondimenti economico-tecnico-legali che abbiamo condotto con i nostri esperti – ha spiegato ieri mattina Magatti in una conferenza stampa convocata nella saletta delle minoranze al piano terra di Palazzo Cernezzi – confermano che, per il Comune di Como, la costituzione di un’azienda speciale è un atto dannoso, ridondante e che genera solo costi aggiuntivi a fronte di nessun beneficio». Il capoluogo rappresenta da solo il 56% del cosiddetto Piano di Zona e questo impedirebbe di fatto ogni risparmio. Dice ancora Magatti: «La necessità di continuare la gestione associata dei servizi sociali con la costituzione dell’azienda speciale consortile è stata motivata con l’urgenza di creare strumento nuovo che rendesse agile l’attuazione dei servizi e a un minor costo: niente di più falso. La sempre maggiore competitività del mercato dei servizi sociali fa sì che il prezzo dei servizi viva una fase di equilibrio stabile». Non ci sono, secondo Civitas, «ulteriori possibili economie: la costituzione di una sovrastruttura non è certo in grado di generare una riduzione della spesa al netto della copertura di ulteriori spese aggiuntive».
In buona sostanza, i servizi continueranno a costare allo stesso modo mentre Como (e gli altri Comuni) dovranno spendere di più, proprio per pagare la struttura dell’azienda speciale.
«Con i soldi che saranno necessari per il solo costo di funzionamento dell’azienda, circa 161mila euro all’anno, Como potrebbe coprire 8.050 ore di servizi di assistenza domiciliare, oppure 18.940 pasti a domicilio, oppure 9.200 ore circa di educatori o intermediatori culturali. Sono solo pochi esempi – dice Magatti – che fanno bene capire quale sia lo spreco di risorse».
L’ultimo affondo è politico: «In questa vicenda la giunta di Mario Landriscina dimostra di muovere, ancora una volta, verso un ulteriore indebolimento del ruolo di Como. La costituzione di questa azienda speciale, frutto di alchimie esterne alla città, non creerebbe vantaggi per il capoluogo che, pur rappresentando la maggioranza dei cittadini all’interno del Piano di Zona, perderà il ruolo di capofila, ceduto a un’azienda che deciderà pure tariffe e quote a carico dei cittadini».

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