Baby gang di Como Chiesto il processo per 16. Una posizione stralciata

Baby gang Como

Il pubblico ministero del Tribunale per i Minorenni di Milano ha chiesto (e ottenuto) dal giudice delle indagini preliminari il giudizio immediato per 16 dei 17 ragazzini minorenni della baby gang di Como. L’udienza è stata fissata per il 18 aprile.
Sono 34 le parti offese individuate a cui è stata notificata la possibilità di costituirsi per chiedere un risarcimento del danno. La Procura dei minori ha dunque “rotto gli ormeggi” decidendo – a poche settimane di distanza dall’esecuzione delle ordinanze che avevano tanto fatto discutere in città – di portare tutti a processo di fronte ad un giudice. Tutti tranne uno. In fase di indagine infatti una posizione, quella di un 16enne di Como assistito dall’avvocato Fabio Gualdi, è stata stralciata. La difesa sarebbe infatti riuscita a dimostrare che all’epoca dell’unico episodio che gli veniva contestato – un furto di un barattolo di canapa light da un negozio del centro città – il sospettato era assente dall’Italia. In quel giorno (è stato prodotto il passaporto con tanto di timbro), ovvero il 23 agosto del 2018, era in Tunisia a trovare i parenti.
Tutti gli altri ragazzi, tramite i loro legali, potranno ora valutare se scegliere il rito Abbreviato. Scelta che sarebbe già stata fatta da un 15enne di Vighizzolo, assistito dall’avvocato Alessandro Borghi, ma che potrebbe essere intrapresa da molte altre parti.
Il blitz della squadra Mobile e dei Carabinieri era andato in scena gli ultimi giorni di gennaio. Diciassette ragazzi di età compresa tra i 14 e i 18 anni (appena compiuti), per la stragrande maggioranza italiani (solo cinque gli stranieri) erano stati raggiungi da una misura restrittiva in cui venivano contestati (a vario titolo) ben 38 reati tra furti, ricettazioni, rapine, danneggiamenti, estorsioni e altro.
Il tutto in quella che era stata definita come una «escalation criminale» partita nel luglio del 2018 e conclusa proprio a inizio 2019. Della baby gang facevano parte anche dei 13enni, età che li aveva resi non punibili dalla legge. Cinque ragazzi erano finiti in carcere, altri sette furono portati in una comunità, agli ultimi cinque era stata imposta la misura della permanenza nell’abitazione, una sorta di arresto domiciliare per chi non ha ancora 18 anni. La banda che terrorizzava il centro di Como era composta da residenti a Como (la maggioranza di loro), ma anche a Cantù-Vighizzolo, Lipomo, Cernobbio, Capiago Intimiano e Montano Lucino. Il punto di ritrovo del gruppo era all’esterno di una attività commerciale dei Portici Plinio in centro a Como.

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