Balocchi, opposizioni all’attacco sul bilancio. I capigruppo: venga rispettata la richiesta delle fatture

casette città dei balocchi

«Questa battaglia non finisce finché il consiglio comunale non ottiene quello che ha chiesto». Il bilancio consuntivo della Città dei Balocchi rimane al centro dell’attenzione politica del capoluogo. Dopo la pubblicazione di alcune cifre relative al nuovo rendiconto, presentato dagli organizzatori a integrazione di un primo documento ritenuto da tutti insufficiente, le opposizioni a Palazzo Cernezzi insistono nel chiedere il rispetto della mozione votata nel dicembre del 2017.
Com’è noto, in quella mozione il consiglio comunale invitava sindaco e giunta a fare in modo che i risultati economici finali della manifestazione natalizia fossero resi noti dai promotori in modo preciso e analitico, «fattura per fattura».
Questo perché soltanto con un dettagliato riscontro di ogni voce di spesa sarebbe stato possibile comprendere in modo inequivoco il bilanciamento tra le uscite e le entrate della kermesse invernale.
D’altronde, come ha potuto dimostrare il Corriere di Como analizzando il secondo bilancio presentato dagli organizzatori, senza una specifica attribuzione delle consulenze o delle voci generiche relative al personale o alle spese di segreteria – oltre che di altre poste minori – è impossibile stabilire quale sia (in termini economico-finanziari) il reale risultato finale della Città dei Balocchi.
Una cosa è certa: soltanto grazie alla prolungata inchiesta del Corriere di Como, oltre che all’insistenza in consiglio comunale della Lista Rapinese, alla fine è stato ottenuto il risultato minimo di un bilancio con una sessantina di voci di spesa.
Il primo passaggio era stato talmente imbarazzante che lo stesso assessore Marco Butti non aveva potuto fare altro che chiedere immediatamente un’integrazione. Lo stesso avevano fatto alcuni gruppi di opposizione, convinti che oltre al rispetto del contratto – in cui era prevista la presentazione di un rendiconto «analitico e dettagliato» – non potesse neppure essere disatteso il voto del consiglio comunale e la conseguente richiesta del deposito di tutte le fatture.
«Ciò che mi interessa in modo particolare è il controllo di alcune voci di spesa – dice Alessandro Rapinese, capogruppo della lista che porta il suo nome – per questo reputo molto grave il fatto che in consiglio comunale l’assessore Butti non abbia risposto alle nostre sollecitazioni. Da parte mia, tornerò a pretendere le fatture; se necessario, presentando un’altra mozione. Questa battaglia non finisce finché il consiglio comunale non ottiene quello che ha chiesto. O Butti caccia le fatture o noi cacciamo Butti. Mi aspetto che l’assessore faccia quel che deve».
Le critiche di Rapinese, però, non si rivolgono soltanto all’assessore. Anche gli organizzatori della manifestazione finiscono nel mirino del consigliere comunale. «La smettano di giocare con i numeri e diano ciò che abbiamo chiesto. Da parte mia non c’è alcuna voglia di perdere tempo. Invoco solamente la necessaria trasparenza. E, detto per inciso, mi stupisco che anche la Lega neghi la sovranità al consiglio comunale, avallando simili scelte».
Fabio Aleotti, capogruppo del Movimento 5 Stelle, sostiene che «dal punto di vista amministrativo le mozioni potrebbero avere anche soltanto valore d’indirizzo, ma ciò non toglie che il consiglio comunale è chiamato sempre a esercitare la sua sovranità. Se la giunta non intende far rispettare il voto dell’assemblea deve motivarne il perché. Il consiglio comunale non è una bacheca sulla quale si affiggono atti senza valore».
Dello stesso parere è anche il capogruppo del Partito Democratico, Stefano Fanetti.
«Il consiglio comunale si è espresso in maniera chiara, il sindaco e l’assessore si facciano garanti di quanto è stato deciso. Il rispetto del contratto è certo necessario, ma il valore politico di una mozione, peraltro votata all’unanimità, è sicuramente più importante».
Sia Fanetti sia Aleotti, prendendo spunto dalla vicenda dei Balocchi, sottolineano poi un altro punto: la riduzione degli spazi di discussione in consiglio. «Abbiamo avuto soltanto 36 ore per presentare osservazioni a un documento di programmazione lungo centinaia di pagine», dice Fabio Aleotti. «Gli spazi di partecipazione sono ridotti al minimo e il lavoro dei consiglieri mortificato», aggiunge Stefano Fanetti.

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