BARBA, CAPELLI E PANE FRESCO

di RENZO ROMANO

Tutti i giorni dal 2 gennaio

Dal 2 gennaio potremo gustare il pane fresco alla domenica e andare dal parrucchiere il lunedì. Lasciamo agli esperti finanziari ogni valutazione sulle conseguenze economiche per le categorie interessate e sui consumatori.
Preoccupiamoci invece dell’impatto di queste “liberalizzazioni” sul nostro modo di vivere. Sarà rivoluzione dei nostri costumi e delle consolidate abitudini o invece tutto resterà come prima?
Il pane fresco “anche” la domenica. Quell’anche dovrebbe significare

che negli altri giorni della settimana sulle nostre tavole arriva pane appena sfornato. Io ho qualche dubbio. A casa mia ho l’impressione che, piuttosto che dal forno del fornaio, i panini escano dal congelatore di prima mattina e passino poi dal fornello della cucina qualche minuto prima di giungere a tavola.
Del pane fresco, le “ciabattine” ricordano il tepore e il confortante crepitio allorché vengono spezzate, ma solo quello… Ciò che avanza, poi, in seguito al terrificante scongelamento e al successivo abbrustolimento, dopo qualche minuto assomiglia alla gomma… Nulla a che vedere con il calore tonificante e invitante delle michette, quelle sì appena uscite dal forno, che la mia fornaia mi dà nel sacchetto di carta raccomandandomi di stare attento che “scottano ancora: sono state appena fatte…”.
Impossibile resistere alla tentazione di gustare subito un boccone e poi ancora un’altro di quel pane ancora fumante. Tentazione, questa, sconosciuta alla maggior parte della gente abituata al pane confezionato dei supermercati che mantiene la sua freschezza nel congelatore di casa.
Nessun cataclisma quindi nelle abitudini della gente. Chi va dal panettiere ogni giorno, dal prossimo anno ci andrà anche alla domenica. Chi apprezza le virtù del congelatore continuerà a farlo.
Le mie simpatie vanno tutte ai primi, tuttavia capisco le buone ragioni dei secondi. La scelta del congelatore si impone per motivi di tempo e di risparmio.
Una volta il pane era il protagonista della tavola per quantità e qualità, oggi non è così. Ricordo che in casa mia (temporibus illis) andava almeno un chilo di pane al giorno, adesso una ciabattina a testa basta e avanza.
Il parrucchiere aperto il lunedì. È una rivoluzione? Non già nelle conseguenze reali. Sarà solo una vetrina in più aperta il lunedì, giorno tradizionalmente triste e silenzioso perché quasi tutti negozi restano chiusi per il riposo settimanale.
Piuttosto è una rivoluzione mentale, l’associazione “lunedì-parrucchiere chiuso” è indissolubile e radicata da sempre. Tuttavia solo per i meno giovani, quelli legati alle tradizioni e alle vecchie abitudini. Per i più giovani, mentalità elastiche e del tutto indifferenti al fascino delle tradizioni e delle abitudini, un giorno vale l’altro.. E anche un parrucchiere vale l’altro.
Per me, e per tanti altri come me, il parrucchiere è molto più di un… parrucchiere. Il suo negozio è un salotto, una piazza, un ritrovo, e lui, il parrucchiere, è il gran cerimoniere che tra una barba e un taglio di capelli aggiorna i suoi clienti-amici su tutte le vicissitudini del mondo.
È così da sempre tutti giorni, tranne il lunedì, ma dal 2012 anche quel giorno. Il parrucchiere aperto il lunedì è davvero una rivoluzione. Rivoluzione sì, ma del tutto incruenta.
La domanda che ci siamo posti all’inizio: “Sarà rivoluzione dei nostri costumi e di consolidate abitudini o invece tutto resterà come prima?” ha una risposta.
Sarà rivoluzione, ma tutto resterà come prima.

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