Bassone sovraffollato e le celle restano aperte. C’è solo una guardia ogni settanta detenuti

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La casa circondariale

(a.bam.) Celle aperte contro il sovraffollamento delle carceri: nella casa circondariale del Bassone di Como, ogni giorno 250 detenuti girano liberi all’interno della struttura. E per controllare 70 detenuti, c’è un solo agente di polizia penitenziaria.
Una situazione che, lamentano i sindacati, mette a repentaglio la sicurezza di chi lavora all’interno del carcere.
Sul problema del sovraffollamento delle case circondariali, la Corte di Strasburgo ha dato da tempo un ultimatum preciso

al nostro Paese.
Entro maggio 2014 ogni detenuto dovrà avere almeno 4 metri quadrati di spazio e dovrà passare un determinato numero di ore fuori dalla cella, altrimenti l’Italia rischia sanzioni pesantissime dall’Europa.
«Come al solito – spiega Domenico Tramaglino, segretario provinciale della Cisl Fns e agente di polizia penitenziaria al Bassone di Como – è stata trovata una soluzione all’italiana, qui come nel resto del Paese».
«Nella nostra casa circondariale 250 detenuti su 410 girano liberamente di giorno per le sezioni, con un solo agente ogni 70 ospiti. Un cambiamento del genere – continua Tramaglino – non può avvenire dall’oggi al domani, senza progettazione e programmazione. Dev’essere accompagnato da un cambiamento culturale, in primis dei detenuti».
«Con le celle aperte – aggiunge il sindacalista che parla a nome anche delle altre sigle di settore, confederali e autonome – i detenuti devono aver qualcosa da fare, altrimenti finiscono per oziare».
Il problema, anche in questo caso, è però la mancanza di fondi: «Noi quest’anno – dice Tramaglino – abbiamo ricevuto solamente 8mila euro per per i progetti pedagogici».
Oltre all’apertura delle sezioni, i sindacati sono preoccupati da un altro problema: la polizia penitenziaria sta sperimentando un sistema di vigilanza dinamica.
«In altre parole – spiega sempre il rappresentante della Cisl – al posto dell’agente fisso, il collega gira nella sezione, quasi come durante una ronda. Se succede qualcosa dalla parte opposta, chi risponde?».
Per tutto ciò, il personale di polizia penitenziaria del Bassone è in stato di agitazione.
«La somma di questi elementi aumenta il nostro rischio – conclude Tramaglino – In estate abbiamo dovuto gestire una faida tra detenuti albanesi, poi ci sono i contrasti tra diverse etnie, le risse che possono nascere da piccoli furti favoriti dall’apertura delle celle. Se il sistema penitenziario dev’essere rivoluzionato, noi agenti vorremmo essere considerati, perché siamo in prima linea».

Nella foto:
Da tempo i sindacati della polizia penitenziaria denunciano il sovraffollamento della casa circondariale del Bassone

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