Beirut ferita, sono numerosi i legami con il Comasco

Consiglio superiore Difesa

Le immagini di Beirut devastata dall’esplosione hanno fatto il giro del mondo. L’onda d’urto ha distrutto molti palazzi e ha ucciso almeno cento persone – altrettante risultano disperse – mettendo letteralmente in ginocchio la capitale del Libano.
Due esplosioni nei pressi del porto, dove pare fossero stoccate 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, elemento chimico usato come esplosivo e come fertilizzante. I bilanci, drammaticamente ancora parziali, parlavano di cento vittime e almeno quattromila feriti.
Gli aggiornamenti sul dramma che ha straziato Beirut vengono seguiti con apprensione dalla comunità libanese comasca, che – secondo i dati dell’Istat aggiornati a fine 2019 – è formata da 327 persone nell’intera provincia di Como, 1.337 persone in tutta la Lombardia e 4.100 in Italia.
È Cantù – e non Como – la città del territorio lariano con la comunità libanese più numerosa, con 36 cittadini residenti. Como ne conta 32.
Si nota poi un nutrito gruppo anche nella Bassa Comasca e nell’Olgiatese. Sono 30 i libanesi a Uggiate Trevano, 23 ad Appiano Gentile, 19 a Fino Mornasco, 10 a Lurate Caccivio, ma erano 26 fino al 2013, 8 ad Oltrona San Mamette. Piccole comunità diffuse sul territorio, che a migliaia di chilometri di distanza dal Paese d’origine assistono attonite al dramma che ha straziato la capitale del loro Paese. Nel capoluogo si trovano anche tre ristoranti libanesi, uno a Cantù.
Anni Ottanta e Novanta
Il forte legame tra il Comasco e il Libano si può dire sia iniziato tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta del secolo scorso. Un’ondata di profughi in fuga dalla guerra, circa 2.500, chiese ospitalità su questo territorio di frontiera e ben dodici sindaci, in particolare dell’Olgiatese, risposero presente, avviando un virtuoso processo di accoglienza tra volontari e parrocchie, coordinato dalla Questura di Como e dall’ambasciata italiana a Beirut e dalla Croce Rossa. Erano anche gli anni in cui due preti di frontiera, entrambi di nome Renzo, don Renzo Beretta e don Renzo Scapolo, aprivano le porte delle parrocchie, un esempio seguito recentemente da don Giusto Della Valle, parroco di Rebbio. Don Beretta purtroppo pagherà con la vita la sua disponibilità ad aiutare i più deboli, ucciso il 20 gennaio del 1999 sul sagrato della chiesa di Ponte Chiasso da un giovane marocchino senza fissa dimora. Don Renzo Scapolo è invece scomparso tre anni fa. Debilitato nel fisico dalle mille battaglie combattute a favore degli ultimi, si è spento nella casa di Solbiate a pochi mesi dal suo ottantesimo compleanno. Tornando all’accoglienza dei profughi libanesi nei paesi di confine, non stupisce che a oltre trent’anni di distanza, Uggiate Trevano, Appiano, Bizzarone, Colverde o Solbiate Concagno abbiano ancora tra i residenti decine e decine di libanesi. Tra loro, sicuramente c’è anche chi venne accolto nella case di Drezzo o Uggiate, in una vera e propria gara di solidarietà.
P.An.

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