Bici di pregio pagata con assegno falso: 30enne a processo

Il tribunale di Como

«La ringrazio davvero. Non sa che favore mi ha fatto. Mi ha salvato, avevo dimenticato di fare il regalo a mia moglie per l’anniversario». Così si era giustificato un bergamasco che, via telefono, aveva ordinato la mattina per il pomeriggio una bicicletta di ultima generazione mountain bike del valore di 1.500 euro. Un acquisto che risale al settembre del 2014 in un negozio di Como. L’uomo aveva poi pagato con un assegno circolare dopo aver mostrato un documento che lo ritraeva e che corrispondeva al titolo di pagamento. Il giorno dopo, essendo l’acquisto avvenuto nel tardo pomeriggio, il negoziante si era recato in banca a incassare la somma scoprendo che l’assegno circolare – di ottima fattura – era però carta straccia e il numero di cellulare che l’acquirente aveva lasciato era completamente irraggiungibile. Il truffato si recò allora dai carabinieri che avviarono le indagini. Unico “appiglio” la descrizione fisica del truffatore, alto 170 centimetri, un po’ stempiato, con camicia bianca, borsello e un fortissimo accento bergamasco. L’indagine ha comunque portato i frutti sperati. In aula, davanti al giudice, è così stato citato il presunto responsabile della truffa, un 30enne di Sarnico, in provincia di Bergamo. Ieri in aula è stato ascoltato il ciclista che vendette la bici da 1.500 euro. «Rimasi stupito perché quel modello non era ancora in vetrina, era uscito da pochissimo ma ne avevo uno in magazzino. Quell’uomo non l’avevo mai visto ma mi ricordo bene il suo accento. Mi disse che gli avevo salvato il matrimonio». Si tornerà in aula in ottobre per la sentenza.

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