Bimba di 18 mesi morta a Cabiate: così l’autopsia ha rivelato la menzogna

Cabiate


La prima a rendersi conto della tragedia è stata la nonna della piccola. Quando è arrivata nella casa di Cabiate in cui la figlia viveva con il compagno, ha trovato la nipotina priva di sensi e sui suoi vestitini ha notato i segni di un rigurgito.
Ha sollecitato l’intervento del 118, ma purtroppo era già troppo tardi.
La mamma della piccola, che era al lavoro, era stata chiamata dal compagno, che le aveva detto della stufetta caduta in testa alla bimba ma l’aveva rassicurata.
La donna, arrivata a casa, ha notato invece lesioni al labbro che l’uomo ha cercato di attribuire a una caduta. Con il passare dei giorni i racconti contraddittori e confusi del 25enne sono apparsi via via meno credibili e più inverosimili alla giovane mamma, che in precedenza non aveva mai sospettato nulla e in più occasioni, per andare al lavoro, aveva lasciato la bimba con il compagno.
L’esito dell’autopsia ha rivelato però una verità diversa. Il corpo della piccola era martoriato da lesioni ed escoriazioni in numerose parti del corpo “non compatibili con cadute accidentali e risalenti anche a periodi precedenti”.
«Quanto riferito dal compagno della madre della piccola a giustificazione dell’infortunio è risultato menzognero – scrive in una nota il procuratore capo di Como, Nicola Piacente – Le relazioni preliminari del medico legale hanno smentito le dinamiche inizialmente riferite dall’unica persona che si trovava in compagnia della bambina prima che sopraggiungesse la nonna materna».
Gli ulteriori accertamenti dei carabinieri sul caso di Cabiate sono sfociati in una richiesta, accolta, di arresto del 25enne. Davanti ai carabinieri, l’uomo sarebbe apparso freddo e impassibile e non avrebbe detto una parola.

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