Binda: «Chiudere via Milano è solo un pannicello caldo»

Nini Binda

«Chiudere via Milano nei pomeriggi dei weekend con traffico intenso è solo un pannicello caldo sulla fronte di una città che patisce per le ferite»: così Nini Binda, già assessore alla Mobilità nella giunta di Alberto Botta, sentenzia sul provvedimento in vigore da oggi nella convalle di Como.
«Mi sono anche meravigliato – aggiunge Binda – Io mi aspettavo il nuovo Piano del traffico, invece siamo ancora a questi provvedimenti tampone». Un paio di settimane fa, chiamato dal consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Mario Gorla, Binda è stato in Comune per incontrare il nuovo super-dirigente della Viabilità, l’ingegnere Loris Molteni, che ha da poco preso il posto lasciato vacante da Pierantonio Lorini, che lavorò con Binda.
«Un giovane ingegnere, brillante, però io ho detto subito: se siamo ancora qui a guardare il Piano dell’ex assessore Bella, perdiamo tempo – spiega – Se poi le idee sono chiudere via Milano e viale Geno, ecco non sono proprie straordinarie. Io lo facevo 20 anni fa. Ho chiuso viale Geno quando ci abitavo, la gente non ci credeva. Un vero Piano del traffico, per le giornate di grandissimo afflusso di auto deve partire da Grandate e Lipomo. Chi deve andare verso Bellagio avrà un pass provvisorio, gli altri si fermano e arrivano in città con mezzi elettrici. La tecnologia oggi ci aiuta, ma servono i controlli».

Per i controlli occorre personale, la polizia locale.
«Botta mi diede la delega alla Viabilità e anche alla polizia locale, era tutto più semplice – dice ancora Binda – adesso è tutto diviso».
Chiuse anche il lungolago.
«Sì, ma con criterio, avevo fatto il giro di via Foscolo, quando ha poi chiuso l’assessore Gerosa è stato un pasticcio. Feci anche un concorso per una rotatoria in piazza del Popolo, parteciparono in 800, anche stranieri».
Ora però è peggiorato anche il problema dei passaggi a livello.
«Non solo, ci sono tanti corrieri che entrano in città per l’e-commerce. Ma perché allora non si sfrutta la tecnologia? Il traffico deve scorrere sempre in centro, ma a bassa velocità, 30 all’ora. Se si temporizzano i semafori in un certo modo, nessuno arriva fino ai passaggi a livello e si ferma 10 minuti. Basta calibrare i tempi del rosso».

La rotatoria di piazza San Rocco sembra utile invece.
«Certo, ma le pare possibile che costi oltre 350mila euro? Poi la vera rotatoria da fare con il nuovo svincolo è quella di via Grandi e viale Roosevelt, con parte della Ticosa che diventa un parco urbano. Non vorrete fare altre case? Basta. Oggi gli assessori credono di dover dare solo gli indirizzi politici. Io andavo in giro per la città in bicicletta, scattavo le foto con la mia Polaroid e le portavo in giunta e ai tecnici. Qualcosa riuscivamo a fare. Poi parlavo con tutti, anche con le minoranze, andavo nelle Circoscrizioni. Quando ho portato il mio Piano del traffico in consiglio comunale ho avuto solo un voto contro».

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