Binda: «Conobbi Gianni Versace negli anni Ottanta, Santo mi telefonò poco dopo la tragedia». Il ricordo dello stilista ucciso a Miami

Gianni Versace

Compirebbe 73 anni Gianni Versace, nato il 2 dicembre 1946, se non fosse stato assassinato con due colpi di pistola sparati alla nuca da Andrew Cunanan sulle scale della sua villa di Miami il 15 luglio 1997. L’omicida, un serial killer, fu a sua volta trovato morto in una casa galleggiante e il movente di quel delitto non è mai stato chiarito in modo definitivo.
La vita del grande stilista si è a lungo intrecciata con il Lago di Como, che Versace aveva eletto a suo buon ritiro scegliendo Villa Fontanelle a Moltrasio. Ne parliamo con l’imprenditore serico comasco Nini Binda, al quale il fratello di Gianni, Santo, si rivolse con una drammatica telefonata dagli Stati Uniti poche ore dopo la tragedia.
«Ricordo bene quella terribile chiamata, Santo era disperato – ricorda Binda – All’epoca io ero assessore nella prima giunta di Alberto Botta. Conoscevo da tempo la famiglia Versace e il fratello di Gianni mi lanciò un grido d’aiuto: “Mi rivolgo a te perché so che eravate amici. Gianni, in caso di morte, aveva espresso il desiderio di essere seppellito sul Lago di Como».
In breve, la famiglia cercava una soluzione prima del mesto rimpatrio. Binda avvisò il sindaco Botta e si diede subito da fare, ma la disponibilità di una cappella cimiteriale comportava una lunga lista d’attesa a causa delle numerose richieste anche da parte di illustri comaschi.
Si ipotizzò dunque che l’urna con le ceneri di Gianni fosse ospitata temporaneamente nella cappella di famiglia dello stesso Nini Binda. Poi, però, Santo Versace richiamò l’imprenditore lariano avvisandolo che lui e la sorella Donatella avevano deciso per la sepoltura nel cimitero di Moltrasio dove, tra l’altro, in seguito sarebbe avvenuto un assurdo tentativo di vandalismo.
Quella intrattenuta da Binda con la famiglia Versace è stata una lunga consuetudine che parte da lontano. «Avevo conosciuto Gianni negli anni Ottanta – spiega ancora l’imprenditore – Era il periodo delle festività natalizie e lui venne a Como, visitò la mia azienda. Era un disegnatore della famosa Genny. Pranzammo assieme, poi facemmo quattro passi e infine andammo in auto al Pizzo di Cernobbio, da dove gli mostrai Villa Fontanelle, che era in vendita. Si innamorò follemente del nostro lago, acquistò la villa e mi riceveva lì per scegliere i disegni per la sua maison».
Versace crebbe sempre di più e divenne uno stilista di fama internazionale, una vera e propria star. L’azienda di Nini Binda era specializzata in accessori d’abbigliamento da uomo e gli lanciò l’idea di distribuirli. «Un giorno – prosegue il racconto – mi trovavo a Parigi da Dior e mi raggiunse una telefonata del mio stretto collaboratore Pierluigi Mascetti. Mi informava che aveva chiamato Gianni Versace e mi invitava ad andare direttamente a Milano da lui. Qui mi disse che aveva due offerte, la mia e quella di Sergio Bini, ma voleva avvertirmi che nel caso in cui si fossero equivalse, avrebbe privilegiato Bini perché sarebbe stato il suo regalo in vista dell’imminente matrimonio di quest’ultimo. E così fu».
A Binda, tuttavia, non mancarono le occasioni per collaborare ancora con i Versace. Ed è di soli due mesi fa la soddisfazione di aver visto rinnovare alla Settimana della Moda di Milano i fasti del Jungle Dress, abito disegnato nel 2000 dalla Tjss, azienda che faceva parte del gruppo Binda, e indossato da Jennifer Lopez in occasione dei Grammy Award. Quell’abito divenne un autentico mito, fasciante, verde smeraldo, stampa giungla. L’evento, rinnovato nello scorso mese di settembre a Milano dalla stessa Jennifer Lopez che è salita in passerella per sfilare con il Jungle Dress rivisitato da Donatella Versace, scatenò a tal punto le ricerche su Google da indurre il colosso informatico a creare proprio in quell’occasione la sezione di Google Immagini.
Durante gli anni da assessore, inoltre, all’inizio del nuovo millennio Binda organizzò a Palazzo Cernezzi, sede del Comune di Como, la cena degli stilisti a cui partecipò anche Santo Versace. Lo stilista donò alla città la Statua della Medusa, proveniente dalla collezione d’arte di Gianni Versace e conservata in precedenza a Villa Fontanelle di Moltrasio, poi collocata nel parco di Villa Gallia.
Altre interazioni positive furono la magia del balletto del coreografo Béjart, allestito a Villa Erba con costumi disegnati dal grande couturier e lo spettacolo notturno con palloni a Villa Olmo in occasione della mostra-esposizione dei bozzetti dell’archivio Versace.

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