Borghi e la Lega contro Cecchi Paone. Su Twitter il deputato rilancia: «Nomina inopportuna»

Claudio Borghi Aquilini

A Como c’è (forse) un “caso” Massoneria. Ma, più concretamente, anche un “caso” Alessandro Cecchi Paone. Lo dimostrano il dibattito che lunedì sera ha tenuto banco in consiglio comunale e il tweet con cui il deputato e consigliere comunale della Lega, Claudio Borghi, ha voluto rilanciare il suo intervento nell’assemblea cittadina molto critico sullo stesso Cecchi Paone. Dopo aver attaccato a testa bassa il giornalista, da pochi giorni consulente della Fondazione Volta in forza di un accordo che comprende l’organizzazione di almeno 5 iniziative pubbliche e un compenso massimo di 7.500 euro, Borghi ha subito precisato sul canale social preferito il suo pensiero.
«A Como polemica perché la Fondazione Volta vuol dare un incarico a Cecchi Paone che risulta essere massone. Ho fatto intervento per spiegare che la Massoneria sarebbe l’ultimo dei problemi in merito a tale scelta, che valutiamo del tutto inopportuna per il ruolo in questione».
Il problema, sostiene il deputato leghista, non è tanto l’appartenenza alla libera muratoria. Il problema è proprio Cecchi Paone. Giudicato inadatto a ricoprire l’incarico che gli è stato affidato.
Borghi ha addirittura chiesto ai rappresentanti della Lega nel consiglio di amministrazione della Fondazione Volta di sollevare la questione. Dimenticando (ma forse non era stato debitamente informato) come la nomina di Cecchi Paone sia passata proprio da una delibera del cda di Villa del Grumello.
Certo, le parole usate da Borghi in aula a Palazzo Cernezzi lasciano pochi spazi a possibili interpretazioni.
Il giornalista-consulente è stato definito persona «divisiva» e la sua nomina una «scelta non adeguata alla città e al modello di cultura di cui Como ha bisogno». Il punto, però, è un altro. Perché dire soltanto adesso che «tutto il gruppo della Lega è contrario» alla nomina di Cecchi Paone e non farlo invece subito? Perché parlare – addirittura in veste ufficiale, dai banchi del consiglio comunale – soltanto all’indomani dell’esplosione della polemica sulla presunta appartenenza alla Massoneria di Cecchi Paone e del presidente della Fondazione Volta, Luca Levrini? A più di qualcuno la cosa è sembrata un attacco a freddo rivolto al sindaco, Mario Landriscina, del quale è noto il legame di amicizia e di stima verso Levrini.
Complottismo? È possibile. Dietrologia? Forse. Sta di fatto che lo stesso Landriscina si è sentito in dovere di intervenire in difesa di Levrini e di Cecchi Paone, ribadendo un concetto semplice: la logica del sospetto produce danni. Un atteggiamento simile, ha spiegato il sindaco, cercare cioè di entrare nella vita delle persone a tutti i costi per conoscerne ogni dettaglio, è pericoloso. E non aiuta. Sta di fatto che a fronte di un attacco concentrico sul tema Massoneria portato da più gruppi di opposizione – prima la Lista Rapinese, poi Civitas – la maggioranza non ha saputo rispondere in modo coeso.
Borghi ha sì spiegato che sul “caso” Cecchi Paone non pesa minimamente l’appartenenza a una loggia, ma l’impressione è stata diversa. La sensazione è che anche l’alleato sin qui più silente e meno polemico abbia deciso di alzare un po’ il tiro. Mirando alla Fondazione Volta per colpire però più lontano.
E rilanciando – volontariamente o no, è tutto da decifrare – la questione Massoneria, spauracchio simbolico che fa titolo e agita gli animi.

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