Botte e minacce alla moglie, a processo. L’uomo vive ancora nella casa della coppia, la donna si è trasferita

Tribunale di Como

Insulti, calci e pugni, minacce di morte anche con coltelli e pentole di olio bollente.
Maltrattamenti fisici e psichici proseguiti anche quando la donna, 38 anni, originaria del Marocco e residente con il marito in un paese della Bassa Comasca, aspettava un bambino. All’inizio dell’anno, la vittima ha finalmente trovato la forza di denunciare il compagno violento. È stata avviata un’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Massimo Astori e sfociata nei giorni scorsi nel rinvio a giudizio dell’uomo, 41enne originario del Marocco e tuttora residente in paese.
L’udienza è così stata fissata per il mese di settembre del prossimo anno. L’uomo, accusato di maltrattamenti aggravati, vive ancora nella casa in cui abitava con la moglie, che invece ora si è trasferita con il figlio dai genitori, che abitano nella zona.
La vittima ha subito violenze fisiche e psicologiche a lungo. Una situazione divenuta dunque mese dopo mese sempre più difficoltosa e pericolosa e che alla fine ha fatto prendere la decisione alla donna di lasciare la casa in cui viveva con l’uomo ora rinviato a giudizio.
In più episodi, per le percosse subìte la 38enne ha avuto bisogno delle cure mediche. Nel 2018 la donna aveva presentato una prima denuncia, che aveva poi ritirato per le minacce del marito. All’inizio dell’anno, dopo ulteriori aggressioni e violenze, anche durante la gravidanza, la 38enne ha deciso di rivolgersi nuovamente alle forze dell’ordine, facendo scattare gli accertamenti che hanno portato alla decisione del giudice delle indagini preliminari di rinviare a giudizio il 41enne.
«Siamo soddisfatti del rinvio a giudizio – sottolinea l’avvocato Elisa Grosso, legale difensore della donna – Purtroppo però l’inizio del processo penale e il lungo rinvio all’anno prossimo lascia una grossa preoccupazione per il timore che l’uomo possa mettere in atto le minacce, anche di morte, fatte in diverse circostanze alla moglie».
Si tratta dunque di una situazione realmente drammatica e di profondo disagio che ora dovrà attendere il suo epilogo in tribunale. «La vittima ha comunque il supporto dei servizi territoriali e aspetta il processo, anche se non può certo dirsi serena», spiega l’avvocato.

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