Botte in strada a un avvocato comasco. Le difese: «Una prognosi inusuale»

Il Palazzo di giustizia di Como

Una prognosi (35 giorni) definita dal consulente della difesa «inusuale», le celle telefoniche che – secondo un altro consulente – dimostrerebbero che almeno uno dei ragazzi coinvolti non era presente sul luogo dell’aggressione, una ex segretaria dello studio legale che ha testimoniato di non aver visto né stampelle, né collarini né braccia al collo della vittima il giorno successivo al fatto (come avrebbe dovuto essere stando al referto medico). La difesa ieri ha giocato le proprie carte nel processo a carico di quattro ragazzi accusati dalla Procura di essere i protagonisti del brutale pestaggio a un avvocato del Foro di Como avvenuto la sera del 26 febbraio 2016 intorno alle 18.45 tra via Bossi e via Oriani. Un quinto giovane è già stato giudicato (in Abbreviato) rimediando quattro anni in Appello.
In aula ieri ha parlato proprio quest’ultimo giovane che ha ricordato la sua versione di quello che avvenne quella sera, in cui – a suo dire – furono i suoi amici ad essere aggrediti dall’avvocato.
«Io mi spaventai per quello che stava avvenendo, rimasi pietrificato», ha detto. Salvo poi incassare la replica del pm, Antonio Nalesso: «Pietrificato? Ma non siete andati in pizzeria tutti insieme subito dopo?». Si torna in aula in gennaio per gli ultimi testi della difesa. Poi, dall’udienza successiva, dovrebbe prendere la parola l’accusa per la requisitoria conclusiva.

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