Botte, minacce e violenze: l’aguzzino a processo

alt Ieri mattina l’udienza preliminare
Un 35enne di Sagnino rinviato a giudizio nel marzo del 2015: accuse lunghe tre pagine
Secondo la tesi dell’accusa, era molto simile a una sorta di “schiava” a disposizione del suo aguzzino, che in realtà però era il compagno. L’amore di una vita che avrebbe dovuto amarla e proteggerla in modo sano e non malato. È questo l’incredibile quadro portato alla luce da una indagine dei carabinieri di Como e della Procura lariana, culminata in una udienza preliminare in cui il giudice ha disposto il rinvio a giudizio nel marzo 2015 (tra un anno) di un 35enne nato a Salerno ma residente

a Sagnino (avvocato Gianluca Carelli). È chiamato a rispondere ad accuse contenute in tre pagine, con reati di maltrattamenti in famiglia, lesioni, violenza sessuale e minacce. C’è di tutto, tra le contestazioni del pm che ieri mattina ha ottenuto di portare l’imputato a processo. La convivente, una donna di 39 anni residente a Como (assistita dagli avvocati Giovanni Spinelli e Alberto Viganò) sarebbe stata sottoposta – secondo quanto da lei raccontato – ad ogni tipo di sopruso che l’avrebbe resa niente più e niente meno che una schiava a completa disposizione dell’uomo-aguzzino. Tanto da arrivare, una volta liberata, a dover chiedere un sostegno psicologico. La donna, sempre secondo il suo racconto, non poteva muoversi liberamente fuori casa, doveva sempre essere reperibile al telefono rispondendo all’istante, non poteva tenere rapporti con amiche o familiari e poteva uscire di casa solo con il compagno e mai da sola. Tutte le chiamate, i messaggi e la posta erano controllati dall’uomo, mentre la compagna doveva limitarsi a «fare le pulizie a casa e a fare sesso» con lui, oltre a vestirlo, lavarlo e accudirlo. Alla sera, se il 35enne usciva, doveva attenderlo alzata, preparargli la cena a qualsiasi ora e andare a letto solo una volta finito il pasto. Ogni trasgressione veniva punita a calci e pugni, e ovviamente la vittima doveva sempre essere a disposizione per soddisfare ogni desiderio sessuale. E stiamo riferendo solo le cose di cui è possibile scrivere. Nel novembre 2011 la vittima trova la forza di dire basta e di lasciare la casa in cui sta da luglio 2010. Inizia da quel momento una serie di minacce esplicite che nulla lasciano all’immaginazione: «Da oggi inizia una guerra che non avrà più fine, sei una morta che cammina», avrebbe detto lui. Una storia, quella finita ieri mattina davanti al gup, difficile da credere nel 2014. Il giudice, Nicoletta Cremona, ha accolto le richieste dell’accusa e ha rinviato l’imputato a giudizio nel marzo del 2015. L’uomo, tra l’altro, si spacciava con la convivente di essere un consulente della Procura della Repubblica esperto di intercettazioni informatiche.

M. Pv.

Nella foto:
Ieri a Como si è dibattuto di una serie di episodi di minacce e lesioni andati in scena nella periferia della città

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