BUS PIÙ CARI SOLO SE MIGLIORI

di GIORGIO CIVATI

Aumenti legati alla qualità del servizio
Banale, eppure rivoluzionario. Perché, nei rapporti con la burocrazia, le amministrazioni pubbliche e in genere lo Stato, questo riconoscimento è molto. E se tale cambiamento comporta un esborso, possiamo subirlo un po’ meno a malincuore. Lo sopportiamo contando sul fatto che, in cambio, ci sarà dato qualcosa in più.
Il concetto, tanto semplice quanto innovativo, pare debba riguardare i trasporti pubblici lombardi, quindi anche quelli di Como e dintorni.
Dopo un aumento del

costo dei biglietti del 10%, dal Pirellone è infatti arrivato un “sì, ma?” all’ipotesi di un ulteriore rincaro. Raffaele Cattaneo, assessore regionale lombardo ai Trasporti, ha infatti subordinato un ulteriore balzello dei biglietti al raggiungimento di precisi obiettivi. A un miglioramento del servizio.
Treni e autobus – ma anche la funicolare, tanto per restare in tema locale – costeranno di più, e questa non è affatto una buona cosa. L’aumento sarà però in qualche modo giustificato. Avremo treni e bus più puliti, corse in orario, in buona sostanza servizi migliori.
E poiché i mezzi pubblici sono per lo più un modo per andare al lavoro, ai pendolari tutto ciò non potrà che migliorare la qualità degli spostamenti e quindi della vita.
Assolutamente non gratis, è vero. È anche vero che un 10% di aumento già deciso, a cui si aggiunge un ulteriore ritocco all’insù di un altro 10%, alla fine sono soldi, e non pochi.
È anche vero, però, che fare battaglie solo sul prezzo ci pare poco lungimirante, addirittura miope. Cinquanta, oppure cinquantacinque euro al mese, o anche sessanta, sono un valore che, in sé, significa poco. Tanti? Troppi? Pochi? Dipende. Dipende da cosa ottiene lo studente o il lavoratore che ogni mattina, assonnato, sale sul bus o sul treno; e poi ci risale, stanco, a fine giornata.
Un mezzo pubblico migliore, ne siamo convinti, vale sicuramente qualche euro in più. Il concetto dell’assessore Cattaneo insomma pare condivisibile. Più soldi per un servizio migliore. Anche perché non va dimenticato che il servizio pubblico dei trasporti deve garantire un minimo di mobilità pure per corse e tratte decisamente anti economiche. Deve collegare, per esempio, Ponna o Figliaro anche se il numero dei viaggiatori non giustificherebbe la corsa dal punto di vista economico.
L’importante è però che tutto non resti al livello delle intenzioni, che alle parole e ai proclami seguano i fatti.
Quello che nelle aziende private è ormai la norma – qualità, servizio, attenzione al cliente – deve diventarlo anche tra corriere e stazioni ferroviarie, bus e pensiline.
Gli orari, i mezzi, la quantità di corse, dovranno migliorare. Senza se e senza ma: siamo clienti, è nostro diritto pretenderlo.

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