Busta con 500 euro per risarcire il computer rubato dal figlio

500 euro

Una mamma scopre il furto compiuto dal figlio e si fa viva con il derubato recapitandogli una busta contenente denaro e lettera di scuse. È accaduto a Como e le caratteristiche del gesto ne fanno una bellissima storia di Natale ricca di valori e sentimenti e con risvolti educativi.
I fatti, nella loro essenzialità, sono presto raccontati. Vito Marceca, titolare dell’edicola di piazzale Montesanto a Como, nella zona delle caserme, subisce nei giorni scorsi il furto di un computer nuovo di zecca.
Giovedì al mattino presto, mentre sta per aprire l’edicola, scorge una busta chiusa con il corretto indirizzo scritto sul retro, infilata sotto la serranda. L’appoggia su un ripiano senza aprirla e si dedica alle pratiche abituali: pacchi di giornali, smistamento e predisposizione delle varie testate, servizio ai clienti.
Passa poco tempo però e squilla il telefono. All’altro capo del ricevitore una voce femminile dice tutto d’un fiato: «Dovreste aver ricevuto una busta». «Quella infilata sotto la serranda? Sì, signora, scusi – è la replica – ma non l’ho ancora aperta… Di cosa si tratta?». «La apra – aggiunge perentoria la donna prima di interrompere la comunicazione – È per voi…».
Marceca provvede e resta senza parole. La busta contiene un bel po’ di denaro contante, 500 euro, e una lettera anonima scritta in stampatello maiuscolo: «Mio figlio ha rubato un computer del vostro negozio. Mi dispiace moltissimo e lo punirò severamente, ma non voglio far intervenire la polizia. Lascio in questa busta tutto quello che posso e mi scuso ancora tanto».
La vicenda a lieto fine racconta il mix di sentimenti di una mamma, tutta presa dalla vergogna per l’accaduto, dal desiderio di riparare alla grave azione del figlio e dalla comprensibile preoccupazione, nel contempo, di non rovinargli fedina penale e reputazione.
Vito Marceca è colpito dalla piega presa dalla storia e decide di renderla nota. I soldi non coprono l’intero valore del computer appena acquistato, ma lo inducono a una considerazione ad alta voce: «Vorrei che questo caso fosse reso di pubblico dominio affinché l’insegnamento di quella madre non vada sprecato e possa essere utile non soltanto a suo figlio, ma a tante altre persone».

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