Caffè “corretto” alla maestra del figlio. Mamma e insegnante di sostegno condannate

Giustizia, tribunale

Un anno a testa di condanna con il rito Abbreviato per una insegnante di sostegno di Cantù e per la mamma di un alunno di Carugo (entrambe di 41 anni) accusate dalla Procura di Como di stalking e lesioni personali a carico di un’altra insegnante non gradita alla coppia.
La sentenza è giunta ieri mattina. Alla vittima è stato riconosciuto un risarcimento provvisionale da 20mila euro (complessivo per le due imputate) in vista di una futura causa civile. Nessun risarcimento è stato invece concesso al compagno della vittima che si era costituito anch’egli parte civile.
Le condotte che sono confluite nel capo di imputazione furono messe in atto (secondo la pubblica accusa) con l’intento di ottenere la rimozione della maestra ritenuta non adeguata nella gestione del figlio della madre coinvolta. Azioni culminate con un caffè “corretto” con le benzodiazepine, offerto all’inconsapevole insegnante che accusò poi un malore.
La vicenda aveva colpito una scuola media di un istituto comprensivo dell’Erbese in un periodo compreso tra il settembre e il dicembre del 2016. Alla base c’erano i dissapori tra l’insegnante di un alunno da una parte, la madre e l’insegnante di sostegno dall’altra. Malumori esplosi dopo il ritiro di un diario da parte dell’insegnante.
Da lì sarebbe partita una progressione di comportamenti che la Procura (pm Daniela Moroni) ha inquadrato come stalking.
Il 27 settembre la madre dell’alunno attese l’insegnante fuori dall’istituto aggredendola verbalmente davanti agli occhi di altri alunni. Poi arrivarono più richieste di «chiarimenti sulle condotte» dell’insegnante con il figlio.
La mamma acquisì anche le copie delle verifiche degli anni scolastici 2015/2016 e 2016/2017, mentre l’insegnante di sostegno nel dicembre del 2016 offrì alla vittima un caffè con le benzodiazepine, bevanda che causò un malore con giramenti di testa che rese necessario l’intervento del 118. La mamma (difesa dall’avvocato Davide Arcellaschi) e l’insegnante di sostegno (avvocato Federico Rosica) hanno però sempre contestato le ricostruzioni dell’accusa ed è probabile che, una volta lette le motivazioni, ricorrano in Appello a Milano.

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