Calloni, l’arte della batteria: amarcord in terra lariana

Walter Calloni Batteria

Le bacchette di uno dei più amati ed eclettici batteristi del panorama musicale italiano hanno dato il ritmo a dischi entrati nella storia. Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera del 1976 (con l’artista di Poggio Bustone ha collaborato per anni), Pigro di Ivan Graziani del 1978, Loredana Bertè del 1980, l’immenso Crêuza de mä di Fabrizio De André del 1984, Diesel di Eugenio Finardi e l’elenco è ancora solo all’inizio. Dischi nati sul Lario. Il diario su Facebook di Walter Calloni, maestro della batteria prog, rock e pop, è un fiume in piena. Calloni ha iniziato precocissimo a innamorarsi della musica grazie alla famiglia, il fratello lo portò a sentire mostri sacri come Jimi Hendrix, James Brown e Frank Zappa. Ha pronte 1.200 pagine di autobiografia.

Racconta quanto sia stato emozionante il suo percorso e quanto lo sia tuttora: insegna e suona nel ricordo dei mitici tempi d’oro che lo hanno portato a suonare con personaggi del calibro di Roberto Vecchioni (nello storico e controverso album Robinson) e di Gaber e Jannacci nel duo “Jaga Brothers”.

E gli aneddoti lariani sono moltissimi, «Andavano a incidere al Castello di Carimate – dice Calloni – C’era un clima creativo intensissimo. L’idea di aprire dei nuovi studi di registrazione con apparecchiature all’avanguardia (per l’epoca) venne ad Antonio Casetta, celebre discografico della Bluebell e della Produttori Associati, tra gli artefici del successo di Fabrizio De André, con l’intento di realizzare una struttura che consentisse agli artisti, ai musicisti e ai tecnici di vivere a stretto contatto in un ambiente isolato per dedicarsi alla realizzazione dei dischi in maniera totale, senza vincoli di orario».

E nacquero tante amicizie: «Un giorno a casa di Eugenio Finardi mi presentarono un giovane di Trinidad . Lui è Hughie e suona il basso, da quel giorno non ci lasciammo più per 10 anni e insieme suonammo in decine forse centinaia di dischi. Addirittura dopo la partecipazione nell’album di Lucio scoppiò la moda e incominciarono a chiamarci in tanti, e per anni rimarremmo la ritmica più richiesta».

Spazio anche al dolore nell’amarcord, quando il mondo della musica perse l’immenso Demetrio Stratos: «Tutto era pronto, noi sul palco del palazzetto di Cantù avevamo già fatto il sound check, mancava solo Demetrio. Il fatto che non fosse ancora arrivato non era di buon auspicio , non era da lui. Purtroppo nel tardo pomeriggio arrivò la notizia del ricovero e dell’annullamento del concerto. Demetrio venne ricoverato a New York e non lo vedemmo più».

Commosso anche il ricordo di Graziani, con cui collaborò nello studio di Mogol, il Mulino di Anzano del Parco: «Quando andai in studio per registrare la puntata di 33 giri (trasmissione di Sky, ndr) dedicata a Ivan, stavo davvero suonando con Ivan in cuffia. Cera ancora Ivan che mi chiamava Walterino, e credimi: ho ancora la pelle d’oca adesso a raccontarlo! La tecnologia mi ha permesso di provare delle emozioni incredibili, poter suonare per qualche ora ancora con Ivan e Hugh Bullen, due grandi amici che se ne sono andati troppo presto».
Calloni insegna alla Funky Town Academy (funkytownacademy.com), ha una band (i Tulip Tree) ed è in tour con le canzoni dell’amico Lucio Battisti e con il gruppo “Il nostro canto libero”.

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