Cambia il vento in Canton Ticino: «I frontalieri? Una benedizione»

passaggio doganale per i frontalieri

Più lontana dall’Europa, ma più vicina all’Italia. Sembra essere cambiato il vento oltreconfine. Se da una parte infatti, la Svizzera, è finita sulla lista dei “cattivi” dell’Unione Europea, per la mancata firma, entro ieri, del patto di “convivenza” – da oggi è decaduta l’equivalenza della Borsa di Zurigo con le altre piazze affari comunitarie – dall’altra dall’Unione svizzera degli Imprenditori arriva un chiaro e limpido plauso ai frontalieri.
Lo ha fatto il presidente dell’Usi, Valentin Vogt, durante la “giornata dell’imprenditore” che per la prima volta, in 111 anni di storia dell’Unione svizzera degli Imprenditori, è stata celebrata in Canton Ticino, a Lugano. Sono arrivati velocemente in treno da Zurigo gli imprenditori, sfruttando la galleria di base del Gottardo. Nel suo discorso, Vogt ha definito i frontalieri «una benedizione» per la Svizzera e per il Canton Ticino.
«Sebbene l’economia ticinese sia ancora più dipendente dall’attività economica dell’Italia del Nord rispetto a quella svizzera – ha detto Vogt – il Canton Ticino ha però registrato globalmente una ripresa economica considerevole dopo la scossa causata dalla crisi finanziaria di dieci anni fa».
«La nuova attrattività della sua piazza economica si traduce del resto in un aumento del numero dei frontalieri – ha aggiunto il presidente della Confindustria svizzera – Questi nuovi lavoratori sono una benedizione per l’economia ticinese».
«Essi hanno ampliato il bacino di reclutamento senza escludere la popolazione locale dal mercato del lavoro – ha aggiunto sempre il presidente Vogt – La diminuzione della disoccupazione ne è la prova evidente. Con un tasso di disoccupazione cantonale sceso recentemente al 2,6 per cento, il Ticino non si trova solo in situazione di piena occupazione, ma ha anche recuperato gran parte del suo ritardo rispetto alla Svizzera tedesca e alla Svizzera romanda».
I tempi di “Bala i ratt”, di “Prima i nostri” e delle altre campagne anti-italiane sembrano lontani. Vogt si scaglia contro quel tipo di propaganda politica.
«A livello politico la questione dei frontalieri rimane una sfida importante – ha sottolineato anche Vogt – Lo si constata nella tendenza all’isolamento che si è manifestata nel settembre 2016 con l’accettazione dell’iniziativa popolare “Prima i nostri!”. Soprattutto gli imprenditori devono considerare seriamente questi segnali».
«Ma devono anche saper spiegare – in maniera costruttiva – che in una regione prospera, non vi è una quantità fissa di lavoro, che nuovi impieghi vengono costantemente stati creati e che – ha aggiunto Vogt – per questa precisa ragione, non bisogna vedere in ogni pendolare frontaliere un ladro di impieghi per la popolazione locale. Inoltre, i frontalieri non ricorrono quasi mai allo Stato sociale, non chiedono un alloggio e non portano con sé le famiglie».
«La Svizzera ha bisogno di tutti i lavoratori disponibili – ha ribadito il presidente degli imprenditori nel suo discorso – dal momento che la penuria di personale sta aumentando sempre più in questi anni. Le forze lavorative che usciranno dal mercato dal lavoro a seguito dell’imminente ondata per il pensionamento dei baby-boomers, della limitazione dell’immigrazione e della forte domanda di impieghi a tempo parziale provocheranno immensi cambiamenti sul mercato del lavoro. Ci si potrebbe così ritrovare tra dieci anni con mezzo milione di posti vacanti a tempo pieno».

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