Camera di Commercio di Como. Partita la lotta per la presidenza. Artigiani e commercianti alleati

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Politica ed enti locali
Enrico Lironi: «Serve maggiore coinvolgimento dei consiglieri»

Un pezzo importante del futuro politico della provincia lariana transita da via Parini. Dove è già partita la corsa alla sostituzione di Paolo De Santis, presidente in carica da due mandati e oggi – forse – privo della maggioranza che lo ha sin qui sostenuto.
Il segnale forte del cambiamento (possibile) è arrivato martedì pomeriggio, quando il consiglio camerale ha deciso gli assetti della futura giunta.
Un voto sui numeri, non sui nomi. Ma un voto che ha scoperchiato il vaso del dissenso

e del malumore, rimasto finora ermeticamente chiuso.
Dopo una faticosa e lunga discussione, il consiglio della Camera di Commercio ha stabilito che il prossimo esecutivo di via Parini sarà composto da 7 persone contro le 10 attuali.
La maggioranza avrebbe voluto addirittura un dimagrimento della giunta ancora maggiore (4+1) ma alla fine la scelta di compromesso ha fissato l’ago della bilancia due tacche più in su.
Dalla “battaglia” sui numeri della giunta sono usciti sconfitti gli industriali, che avrebbero voluto un esecutivo a 9. Non c’è stato niente da fare perché le altre due componenti “forti” della Camera di Commercio – artigiani e commercianti, irrobustiti anche dai rappresentanti delle categorie “minori” – si erano in precedenza coalizzati.
Il segnale è stato chiarissimo. Ed è stato letto in modo univoco, anche se ufficialmente nessuno ammetterà mai che quello di martedì sia stato il primo passo verso il cambio di direzione in via Parini.
Leggendo in controluce il dibattito di martedì e facendo qualche considerazione sullo scenario all’interno del quale è stata presa la decisione, si comprende però come stiano davvero le cose.
Spiega Enrico Lironi, rappresentante del settore bancario in seno all’assemblea camerale e fautore della riduzione dei componenti di giunta: «Noi abbiamo ritenuto di affermare un principio. Ovvero, il maggiore coinvolgimento delle commissioni nelle scelte e un governo diverso delle società partecipate. A questo scopo è funzionale una giunta snella e operativa».
Lironi parla di «nuova filosofia», premessa indispensabile al processo di revisione dello statuto e «passaggio indispensabile» verso l’elezione in autunno del futuro presidente. «Alla fine – dice ancora Lironi – la soluzione di mediazione è parsa giusta. Gli industriali hanno compreso che il numero massimo di 8+1 non sarebbe comunque passato e hanno convenuto su una posizione intermedia. È stato importante perché si è affermato, come ho detto, un principio di partecipazione più ampia».
Giovanni Pontiggia, che nel consiglio di via Parini rappresenta il settore dei servizi alle imprese, spiega: «È singolare il fatto che Unindustria abbia sostenuto la proposta di una giunta più numerosa, contro la tendenza generalizzata di ridurre il numero delle poltrone della pubblica amministrazione. Tanto più che la stessa Unione industriali è stata la prima associazione a semplificare la rappresentatività economica, fondendosi nel giugno scorso con l’associazione della piccola e media industria». Per disinnescare ulteriormente la logica spartitoria, poi, Pontiggia ha chiesto che lo stesso consiglio prendesse in considerazione un ordine del giorno proprio sulla rappresentanza in giunta. «Nell’ambito della decisione di puntare sulla soluzione 6+1 – dice il presidente della Bcc di Alzate Brianza – ho proposto che due posti fossero riservati alle categorie economiche e produttive diverse dalle quattro già contemplate dalla legge (agricoltura, artigianato, industria e commercio, ndr)».
La proposta di Pontiggia è stata messa a verbale ed è stata condivisa non casualmente da Confartigianato, Confcommercio e da tutti coloro i quali hanno sostenuto la scelta 6+1. In dissenso, oltre agli industriali, anche la Cna.
«Noi rappresentiamo gli interessi degli artigiani – dice Alberto Bergna, segretario della Cna di Como – Una minore rappresentanza della nostra categoria nella giunta della Camera di Commercio è una ipotesi che non condividiamo». Molto chiaramente Bergna afferma che «avere due posti è meglio che averne uno». Di qui, il voto che ha sancito la divisione interna agli artigiani, che a Como è peraltro anche il riflesso di una situazione molto difficile nei rapporti tra associazioni di categoria.
Una lettura molto maliziosa di quanto accaduto martedì scorso afferma che, con il voto sulla composizione numerica della giunta, è stata demolita la la corsa alla sostituzione di Paolo De Santis. Con il meccanismo 8+1 tutte le maggiori componenti in consiglio avrebbero avuto la sostanziale garanzia di un posto in giunta. Con il 6+1 deve invece tornare in gioco la politica. E la mediazione sul nome che metta d’accordo tutti.

Da. C.

Nella foto:
Il simbolo della Camera di Commercio di Como. È partita la corsa alla successione del presidente Paolo De Santis (Fkd)

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