Camera di Commercio, l’unione di Como e Lecco. «Linee guida condivise per gestire il nuovo ente»

La sede della Camera di Commercio di Como

Sgomberare il campo dagli equivoci e lavorare in maniera unitaria. Si può sintetizzare così il messaggio, messo nero su bianco, da nove associazioni di categoria che faranno parte della governance della nuova Camera di Commercio di Como e Lecco. Il documento (siglato da Api Lecco, Confesercenti Como, Confesercenti Lecco, Cdo Como, Cdo Lecco, Cna del Lario e della Brianza, Confcooperative Insubria, Confcooperative dell’Adda e Rappresentanza Abi) è chiaro.
L’intenzione è fare squadra perché «non si tratta di un mero accordo per far parte del consiglio camerale ed esprimere un voto, ma si tratta di un patto per stimolare il ragionamento su temi importanti che riguardano il territorio». Il modus operandi che viene proposto è basato sulla partecipazione di tutti i soggetti forti presenti sulla scena economica delle due province «evitando gelosie associative e nomine sine die che rendono più difficoltosa e ingessata l’attività, invitando alla collaborazione di tutti per il bene del territorio e delle sue realtà economiche e sociali». Una linea netta emersa dopo che il rinnovo delle cariche e la fusione con Lecco aveva messo in fibrillazione le associazioni di categoria del territorio. L’apparentamento tra Unindustria Como, Confindustria Lecco, Confartigianato e Confcommercio garantirà infatti alle associazioni di categoria più importanti la maggioranza del consiglio camerale mentre le altre associazioni del territorio lariano, grazie a questa alleanza, puntano a gestire con modalità condivise il loro ruolo nel consiglio camerale.
Una metodologia d’azione ben delineata nel documento che è stato presentato ieri. «Negli ambiti camerali non dobbiamo più ragionare come Como e Lecco ma come Lario Brianza, un territorio dove ci sono più centri nevralgici importanti e più vertici attrattivi. I temi da tenere ben presenti nei prossimi anni come ricchezza che va valorizzata sono i rapporti con la Svizzera e il Canton Ticino, il comparto manifatturiero, il turismo, l’economia sociale, il coinvolgimento delle nuove generazioni, la promozione di nuove imprese, l’innovazione e la tutela della tradizione e della cultura locale», si legge nelle lunghe e articolate premesse alla spiegazione di come e dove intervenire.
Le intenzioni si traducono infatti in diverse pagine che analizzano i punti specifici da sviluppare tenendo come punto fermo la necessità di evitare il dualismo tra Como e Lecco, creando invece un modello non più gerarchico a due teste ma orizzontale dove siano presenti anche i sindaci dei centri urbani più significativi che «già da tempo fungono da poli territoriali. È opportuno che i sindaci e i rappresentanti di questi centri (da Cantù a Mariano Comense, da Erba a Merate, Menaggio, Bellagio, Mandello del Lario, solo per citare alcuni esempi), facciano parte di Tavoli tematici dedicati ai settori e in particolare ai distretti e, facendo tesoro dell’esperienza positiva del Tavolo del Distretto metalmeccanico lecchese, si vadano a creare analoghe realtà per il legno-arredo, il tessile, il turismo e l’alimentare».

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