Camera di Commercio, prove di riscrittura dello statuto

Como, Camera di Commercio

La mini-crisi politica che si è aperta in seno al consiglio della Camera di Commercio di Como e Lecco dopo il rinvio dell’approvazione del nuovo statuto sta creando agitazione tra le componenti del parlamentino dell’economia lariana. E spinge a trovare una soluzione, il più rapidamente possibile.
Il disaccordo, com’è noto, è esploso sul ruolo delle commissioni consiliari, che alcuni (le componenti di minoranza) vorrebbero potenziare, altri (la maggioranza, ma non tutta) invece limitare.

Non è un caso, allora, se già questa mattina, in modalità virtuale, torna a riunirsi proprio la commissione incaricata di redigere la bozza di statuto.
La coordinatrice Gaetana Mariani si dice «fiduciosa nella possibilità di trovare un accordo. Ci dobbiamo lavorare, ma sin qui tutti hanno collaborato e credo che si possa fare una sintesi. Abbiamo diverse ipotesi su cui stiamo riflettendo, domani (oggi, ndr) ne parleremo, poi porterò queste riflessioni in giunta all’inizio della settimana prossima». Mariani, e con lei la maggioranza della commissione statuto, avevano votato in prima battuta per una formulazione dello statuto pro-commissioni. Il testo però non era passato in giunta, e alla fine nella bozza portata in consiglio figuravano due diverse opzioni. Simili tra loro con l’eccezione di un passaggio, questo: «A supporto della propria attività e per la realizzazione del programma pluriennale finalizzato allo sviluppo del sistema socio-economico territoriale, il consiglio di norma costituisce le seguenti Commissioni: Statuto e Regolamenti; Internazionalizzazione; Capitale umano, Formazione e Orientamento; Innovazione; Territorio, Infrastrutture e Mobilità; Credito; Turismo, Cultura e Commercio; Economia civile; Ambiente e Sostenibilità; Società partecipate».

Un elenco dal sapore politico, che di fatto avrebbe orientato il lavoro di tutto l’ente camerale, restituendo un’importante fetta di potere consultivo e decisionale al consiglio.
Su questo punto lo scontro è stato forte. Lo stesso consiglio appare diviso e incapace, al momento, di trovare una sintesi che pure è necessaria, anche perché lo statuto va comunque approvato. Il voto qualificato impone che almeno 22 consiglieri su 33 approvino il testo. Senza un accordo, la strada appare molto in salita.

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