Campione, annullato il fallimento del Casinò. Ieri la sentenza della Corte d’Appello di Milano

Campione d'Italia, Casinò

La Corte d’Appello di Milano ha annullato la sentenza di fallimento del Casinò di Campione d’Italia. La notizia, arrivata ieri in tarda mattinata, rappresenta un vero e proprio colpo di scena in una vicenda che si fa sempre più ingarbugliata.
Adesso infatti, in teoria, la casa da gioco potrebbe riaprire, ma è altrettanto vero che i dipendenti sono tutti a casa dallo scorso gennaio, i danni economici sono elevati e l’intera comunità campionese versa in una pesante situazione di crisi economica e sociale. Nella sostanza giuridica va precisato come siano stati accolti i reclami presentati dal Comune di Campione, dalla società Casinò e dalla Banca popolare di Sondrio contro la sentenza del Tribunale di Como che aveva disposto il fallimento della casa da gioco, per insolvenza, lo scorso luglio. Adesso le parti dovranno dunque tornare davanti al Tribunale di Como.
Due i punti salienti che si leggono nella sentenza.
Innanzitutto, per i magistrati milanesi al Casinò «è stato impedito di interloquire, con violazione del principio di contraddittorio, prima della dichiarazione di fallimento».
E quindi, secondo quanto disposto dalla Corte d’Appello di Milano, la procedura che ha portato al decreto «è nulla e deve essere restituita al Casinò di Campione la possibilità di esercitare appieno tutte le prerogative consentite in via generale dall’ordinamento in pendenza del termine per la sua audizione» che è stata ritenuta dai giudici «indispensabile per la dichiarazione di fallimento».
Il secondo punto riguarda il ricorso sulla «non applicabilità della Legge fallimentare alla società Casinò di Campione spa», in virtù, secondo i ricorrenti, della peculiarità della casa da gioco, ovvero del suo oggetto sociale. Ricorso però respinto dalla Corte d’Appello che, d’accordo con il Tribunale di Como, ha affermato «la fallibilità di Casinò di Campione spa». In sostanza, il Casinò può fallire come qualsiasi altra società.
Passando dalle carte alla quotidianità di Campione d’Italia, dove dallo scorso 31 dicembre i dipendenti del Casinò sono senza un lavoro e il Comune si trova in dissesto finanziario, la notizia viene presa con tutte le dovute cautele. In astratto, infatti, la casa da gioco, come detto, potrebbe riaprire ma l’interrogativo è come arrivare a una simile, clamorosa svolta. Risposte certe non sono ancora emerse.
Nel frattempo arrivano i primi commenti. A partire da quello dell’ex sindaco di Campione d’Italia, Roberto Salmoiraghi, che fece ricorso per l’amministrazione e sotto il cui mandato venne dichiarato il dissesto economico del Comune. «Sono ovviamente molto felice, il diritto ha riequilibrato una situazione disastrosa per la comunità – dice Salmoiraghi – Adesso bisognerà capire quali sono i passi successivi visto che la società è tornata nella posizione giuridica di fatto ante dichiarazione di fallimento». E sulla riapertura «in teoria potrebbe accadere. Ma come? I danni economici sono ingenti. Si dovrà valutare anche se esiste la possibilità di chiedere un risarcimento», spiega Salmoiraghi.
Interviene anche il parlamentare del Movimento 5 Stelle Giovanni Currò, da tempo impegnato sul tema Campione. «Da un’analisi della sentenza emerge come il problema fondamentale sia stato di natura procedurale. Non si è ascoltata nei tempi e nei modi previsti la società Casinò – dice Currò – Fatto che ovviamente fa riflettere sulla sentenza di primo grado. Adesso siamo al punto zero. Questo perché è vero che la società è tornata in bonis ma non ci sono le condizioni esistenti prima della sentenza. I dipendenti sono a casa, le perdite sono enormi. Bisognerà vedere adesso cosa accadrà. Da parte mia proporrò la creazione di un tavolo tecnico per cercare di ragionare sul futuro».
Sul fronte sindacale arriva il commento di Vincenzo Falanga (Uil). «Questa decisione si inserisce in un contesto difficile – spiega Falanga – Nelle more di questo giudizio c’è una casa da gioco chiusa e i dipendenti sono a casa. Ora bisognerà capire tecnicamente se una riapertura è realmente possibile».
«Tra i tanti motivi di reclamo sollevati dai ricorrenti – afferma infine il deputato di Fratelli d’Italia Alessio Butti – la Corte ha ritenuto meritevole di attenzione soprattutto quello sulla garanzia del diritto di difesa che non è stato riconosciuto al Casinò. Il giudice del fallimento si era limitato a dire “non hai presentato il piano e ti dichiaro fallito” mentre avrebbe dovuto mantenere la famosa udienza del 17 settembre fissata proprio per garantire la difesa. È stata quindi una ingiustizia, come ho sempre detto e ripetuto».
«Ora – aggiunge Alessio Butti – cerchiamo di capire di chi siano le responsabilità e auspichiamo che il governo, voglia assumersi responsabilità chiare e precise per restituire ai lavoratori non solo la legittima occupazione, ma anche la dignità professionale di dipendenti di un’azienda che, nonostante la crisi del settore, produrrebbe utili».

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