Campione, economia locale al collasso, si ferma il mercato immobiliare

Campione d'Italia, Casinò

Campione sempre più entità fantasma affacciata sulle acque del Ceresio. Con il passare delle settimane la situazione si è fatta maggiormente critica e gli effetti della chiusura del Casinò e la parallela crisi del Comune dell’enclave si fanno sentire sulle famiglie e sul tessuto sociale.

Lancia nuovamente l’allarme Massimo D’Amico, presidente dell’Associazione operatori economici campionesi: «Il fronte occupazionale è a tinte fosche, di investimenti nemmeno l’ombra. Non so per quanto tempo ancora le attività economiche sopravvissute a Campione riusciranno a tener duro. Si vedono morire giorno dopo giorno posti di lavoro e chiaramente non c’è un giro d’affari che garantisca un minimo di movimento. Appare anche evidente che il Casinò, se mai riaprirà, non potrà avere una funzione monopolistica come in passato».

Sarà una lezione per tutti, insomma. «Preoccupa molto anche il quadro normativo – prosegue D’Amico – il tavolo di confronto tra Campione e il Ministero dell’Economia e delle Finanze è in stallo. Non cerchiamo sovvenzioni né elemosine ma chiediamo che si prenda atto di uno status particolare: dobbiamo combattere ad armi pari con la Svizzera che è il nostro mercato di riferimento, non certo l’Italia. Cosa ci manca per avere attenzione da Roma, essere colpiti da un meteorite? Abbiamo solo bisogno di essere messi in condizioni di concorrenzialità con la Svizzera, altrimenti resteremo una città fantasma. Sono contattato con frequenza da società che lavorano nell’alta tecnologia e sarebbero fortemente interessate a stabilirsi a Campione, ossia nell’Unione Europea. Dobbiamo adeguare la normativa fiscale e previdenziale stabilendo una parità con la Svizzera. Altrimenti il settore immobiliare non tornerà a un segno positivo e le residuali attività economiche chiuderanno. Oltretutto la sentenza della Corte d’Appello di Milano sul fallimento è una tragedia perché allunga i tempi, un pasticcio di carte bollate che dovrebbe spingere il governo ad accelerare i tempi per trovare una soluzione».

Chi apre le porte a moderate speranze in un quadro tanto a tinte fosche è invece il presidente degli agenti immobiliari lariani della Fimaa: «Siamo in una situazione di stallo sul mercato della casa, tutto dipende da cosa succederà del Casinò. Non posso dire, numeri alla mano, che siamo allo sfacelo, anche se qualche flessione si avverte nel borsino. Altro sarebbe se gran parte dei campionesi dovessero vendere la casa per cause di forza maggiore o per mancanza di lavoro. Ripeto, il nodo è il casinò: dava lavoro ma possono aprirsi prospettive di sviluppo, ad esempio nel turismo e nei convegni, con ricadute anche sul mercato della casa. E nei negozi la flessione si avverte, ma la gente non è ancora sparita, le attività commerciali resistono». Per ora.

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