Campione, i residenti chiedono lo stato di calamità. E il municipio si oppone al fallimento che non c’è

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Un paese allo stremo, dove i residenti chiedono ai rappresentanti del governo di valutare la proclamazione dello «stato di calamità». Perché il fallimento dell’unica impresa che dava lavoro a tutti è paragonabile a un cataclisma. Ma anche un paese in cui la burocrazia, cieca, gioca una partita irrazionale. Tentando di opporsi a un fallimento che, per ora, non c’è. Campione d’Italia sta conoscendo la sua stagione più inverosimile. Tutti ne sono consapevoli. Anche se nessuno trova (o vuole trovare) una via d’uscita.
Con la certezza di non poter eleggere un sindaco – nessuno si è candidato alle elezioni del 26 maggio – e senza bilancio preventivo da due anni, il Comune si trova costretto, suo malgrado, a compiere alcuni passi formali che sanno di beffa. L’ultimo è l’opposizione allo stato passivo della società di gestione della casa da gioco. Un atto già compiuto dal commissario liquidatore Angela Pagano per la parte relativa ai crediti vantati sino al 2017 e ora ribadito, per ciò che riguarda il 2018, dal commissario prefettizio Giorgio Zanzi.
Sicuramente si tratta di una procedura dovuta e necessaria, ma la delibera pubblicata ieri sul sito del municipio somiglia tanto a un manifesto surrealista. Il Comune chiede ai curatori fallimentari decine di milioni di euro – oltre 80, se il calcolo non è sbagliato – e questi rispondono garantendo al privilegio soltanto 30mila euro. Inevitabile il ricorso, affidato a un avvocato comasco per una parcella di 18mila euro.
Surreale perché il fallimento, per ora, è congelato in attesa della Cassazione (che per decidere impiegherà uno o due anni). E perché chiedere vagonate di milioni è come pretendere la luna.
Nel frattempo, da 15 mesi i dipendenti del Comune lavorano senza stipendio. La gente non sa più come andare avanti. E invoca lo stato di calamità. Per sopravvivere.

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