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Campione, pagato l’ultimo stipendio ai 492 dipendenti. È in moto la macchina della disoccupazione

L’ultimo stipendio, quello di luglio, è stato pagato. Dopo, c’è il buio. Una realtà durissima, di cui i dipendenti della casa da gioco di Campione d’Italia sono perfettamente consapevoli. Al punto che già ieri sera, alle 19, era stata convocata una prima riunione con i sindacalisti di Unia Ticino per avviare le pratiche della disoccupazione.
L’unica buona notizia, se così può definirsi, riguarda i lavoratori del Casinò residenti in Svizzera: potranno infatti agganciarsi alla previdenza elvetica e ricevere la disoccupazione da Bellinzona. «I residenti in Svizzera con permesso di domicilio o dimora valido» hanno infatti «diritto alle indennità di disoccupazione, indipendentemente dalla loro nazionalità».
I residenti a Campione, invece, riceveranno la cosiddetta Naspi, la Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego istituita nel 2015. Secondo i primi calcoli fatti dal sindacato, questa indennità non dovrebbe superare i 1.300 euro al mese, mentre l’assegno per i residenti in Ticino dovrebbe essere almeno del triplo.
Ma i chiarimenti e le spiegazioni su come ottenere il sussidio di disoccupazione non bloccano la battaglia dei dipendenti del Casinò per una possibile riapertura. Nonostante il comunicato ufficiale dei curatori fallimentari non lasci molto spazio all’ottimismo, il sindacato ha deciso di mettere in cantiere una serie di manifestazioni e di incontri con l’obiettivo primario di scuotere la politica.
Perché la soluzione del problema Campione, a questo punto, passa necessariamente da un intervento del Parlamento.
Soltanto una legge (o un decreto, se si volesse accelerare) potrebbe infatti rimettere in carreggiata la casa da gioco. Una legge che assegni a un soggetto diverso la gestione dei tavoli verdi: un commissario governativo o una nuova società.
Manifestazioni
In ogni caso, in attesa che qualcosa si muova, sono già tre gli appuntamenti decisi dal sindacato. Il primo si è svolto questa mattina, davanti alla sede della Regione Lombardia a Milano.
Anche se il governo regionale non ha potere decisionale in materia, si vuole “costringere” gli eletti in provincia di Como (e non solo loro) a farsi carico di un’iniziativa verso i rispettivi partiti e movimenti.
Il secondo appuntamento è fissato sempre per oggi, ma alle 16: è l’incontro con il collegio dei curatori fallimentari. Servirà a fare maggiore chiarezza sulle procedure. Domani, poi, dalle 9 alle 12, è programmato un nuovo presidio davanti alla Prefettura, in via Volta a Como.
Nel frattempo, la mobilitazione in piazza a Campione proseguirà almeno sino al 6 agosto.
Il giallo del concordato
Ancora ieri è emerso poi un nuovo elemento che getta una luce diversa sul fallimento. Sono stati gli stessi curatori incaricati dal Tribunale a far notare che «un attento esame della convenzione» tra Comune e società di gestione avrebbe fatto emergere l’impossibilità di proseguire con le attività della casa da gioco «in seguito alla richiesta di concordato preventivo dello scorso marzo 2018».
Questo perché l’articolo 22 della stessa convenzione elenca, tra le cause di decadenza dell’accordo, non soltanto il fallimento ma anche la procedura di concordato. Insomma, hanno fatto capire i curatori: se anche il Casinò non fosse fallito, probabilmente avrebbe dovuto chiudere ugualmente.

la manifestazione di questa mattina a Milano
La manifestazione di questa mattina a Milano
31 luglio 2018

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Dario Campione

Dario Campione dcampione@corrierecomo.it


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