Campus, cantiere non prima di un anno

altOggi si firma lo schema dell’accordo di programma
Tempi incompatibili con il bando della Fondazione Cariplo

Quando si dice “all’italiana”. Il divorzio, tanto per fare un esempio. Nel ricordo di un film oramai passato alla storia. E la commedia. O il pasticcio. Che non rimanda al ricettario di una cucina sempre sugli scudi, ma al metodo arruffone, approssimativo, incerto e un po’ cialtrone che spesso caratterizza appunto gli italiani.
Quello che oggi va in scena a proposito dell’affaire campus di San Martino è un classicissimo modello di progetto all’italiana.
Interamente basato su ipotesi

irrealizzabili ma ostinatamente perseguito. Nella convinzione che le cose si debbano quantomeno iniziare. Di doman non v’è certezza. Ma tanto, qualcosa succede.
Il campus, quindi. Opera per la quale servono 80 milioni. Sul tavolo non c’è un euro che sia uno. Ma la fantasia è padrona. Cosicché si tenta il colpaccio.
Oggi, una segreteria tecnica mette nero su bianco uno schema di accordo di programma che dovrebbe diventare il passepartout per aprire il forziere di Fondazione Cariplo.
In assenza di progetto, in assenza di un piano finanziario dettagliato, è stata immaginata l’unica soluzione possibile: il coinvolgimento diretto – attraverso la stipula di un accordo di programma – degli attori chiamati a partecipare alla realizzazione del campus.
Tutto bene? Per nulla. I problemi restano praticamente irrisolti. E lo saranno anche domani, dopo la firma dello schema di accordo. Non c’è alcuna possibilità, ad esempio, che il cantiere del campus possa partire entro i prossimi 6 mesi, così come previsto dal bando della Fondazione Cariplo.
Se tutto dovesse andare liscio, e stiamo parlando di un iter burocratico che non dovrebbe conoscere alcun intoppo, i primi operai potrebbero mettere piede al San Martino nel giro di un anno e mezzo.
La Fondazione Cariplo, poco abituata a derogare dalle regole che si è data, dovrebbe fare un’eccezione per Como e stabilire che il termine fissato nel bando è uno scherzo.
Proviamo a fare qualche conto. Oggi, nell’incontro fra i tecnici degli enti interessati al campus viene siglato lo schema di accordo. Nelle prossime settimane, ciascun ente deve poi adottare le delibere di adesione allo stesso schema – delibere che dovranno contenere gli impegni previsti dalla bozza iniziale – e nominare i propri rappresentanti nella futura segreteria tecnica.
Dopo questi due passaggi, la Regione Lombardia convoca il tavolo attorno al quale sarà materialmente firmato il vero accordo di programma. Un testo, per inciso, che deve essere ancora scritto.
Tempo immaginabile per questa prima fase: un paio di mesi (se tutto fila liscio). Subito dopo, prende il via la conferenza dei servizi, che in 3 mesi – ipotesi ottimistica – potrebbe vagliare il bando di gara per l’appalto da 15 milioni del primo lotto. Per la pubblicazione e lo svolgimento dell’incanto non basteranno 6 mesi (tempi tecnici). Altri 2 o 3 mesi trascorreranno per la verifica di congruità delle offerte e per la validazione del progetto esecutivo del primo lotto, che l’impresa vincitrice dell’appalto avrà nel frattempo presentato insieme alla sua proposta economica.
Siamo arrivati alla primavera del 2015 senza battere un chiodo. E tutto deve scorrere liscio come l’acqua sul marmo.
Nel frattempo – posto che i fondi vengano assegnati nel prossimo mese di febbraio – sono trascorsi almeno 6 mesi dalla data fissata nel bando della Cariplo come termine ultimo entro il quale iniziare i lavori. Il campus, ha detto ieri sera in diretta su Etv il sindaco di Como, Mario Lucini, è «un gioco a incastri». Un gioco non a somma zero. Un gioco nel cui piatto ci sono i soldi dei cittadini.

Da. C.

Nella foto:
Il primo lotto del campus prevede la riqualificazione dell’edificio centrale del vecchio ospedale psichiatrico di Como

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