Campus di San Martino Il rettore: «No, grazie»

Campus universitario a San Martino? «No grazie, è troppo tardi». Alberto Coen Porisini è stato eletto la scorsa settimana rettore dell’Università dell’Insubria. Ordinario di Scienze a Varese, è nato a Torino 51 anni fa «perché i miei genitori risiedevano in quel periodo sotto la Mole» ma è cresciuto nella Città Giardino. Sul fronte del campus, Coen Porisini mette la pietra tombale su uno dei sogni mai realizzati degli amministratori di destra e sinistra negli ultimi quindici anni.
Ma non per questo il nuovo rettore si tira indietro quando si parla di sviluppare in ogni modo e con ogni mezzo l’università di Como e di Varese o di Varese e di Como, come dir si voglia.
Le piccole università quindi hanno un futuro? Qualche anno fa c’era chi spingeva per gli accorpamenti. E poi va detto che Como e Varese sono molto vicine a Milano, uno dei poli universitari più importanti d’Italia.
«Non so quale sia la vostra idea di piccola università, ma l’Insubria ha 10mila studenti. Gli accorpamenti tra atenei sono stati più che altro ipotesi ventilate da stampa e televisione – risponde Coen Porisini – il Ministero non ha mai assunto simili posizioni. E poi, ricordiamoci che il numero delle università d’Italia è ancora inferiore rispetto a Francia, Germania e altri Paesi paragonabili a noi come caratteristiche. Al limite possiamo fare un distinguo tra le università che funzionano e quelle che non funzionano. E la nostra università funziona. Rispetto ai mega atenei, poi, all’Insubria vi sono vantaggi enormi per gli studenti. Noi speriamo che la nostra università funzioni sempre meglio, siamo pronti a competere con gli altri, non staremo seduti a subire la concorrenza degli altri atenei, grandi e piccoli».
Da un medico a uno scienziato. Lei succede a Renzo Dionigi, uno dei padri dell’Insubria, un’istituzione. Raccoglie un’eredità pesante, non crede?
«Da cinquantenne faccio parte di un’altra generazione rispetto al mio predecessore. Ed è logico che mi senta sotto osservazione in questa posizione quale primo rettore di questa università dopo Dionigi, che è sempre stato considerato il padre fondatore. Io penso che anche nella campagna elettorale la gente abbia apprezzato il mio senso delle istituzioni. Siamo uno dei player del territorio e come università dobbiamo colloquiare con gli enti locali, i Comuni, le Province o la Provincia unica, le Camere di Commercio e naturalmente il Ministero. Non farò questo da solo, naturalmente. Io sono il rettore e Giuseppe Colangelo prorettore della sede di Como. Ci avvarremo della collaborazione di altre persone. Crediamo molto nel colloquio e questo non mancherà mai».
Prima o poi i politici di Como la chiameranno per parlare di campus. Qual è la sua idea in merito?
«Sono convinto che le università moderne oggi debbano nascere con un modello di campus, succede così in tutto il mondo. Però ci devono essere anche precise condizioni sul territorio. A Varese ci sono state e ci sono. Di fatto si va verso il modello campus. A Como vedo quello che c’è oggi. E al limite possiamo auspicare due minicampus, uno di tipo scientifico attorno a via Valleggio con la speranza che si chiuda nei tempi previsti il cantiere della palazzina dei chimici. Su via Valleggio gravitano anche altre attività scientifiche con il Politecnico. Non ho ancora avuto modo di parlare con i vertici del Politecnico del futuro, ma lo farò presto. Attorno al chiostro si Sant’Abbondio c’è invece il polo giuridico e umanistico. Anche lì con la ristrutturazione della manica lunga avremo nuovi spazi per i docenti ed è importante avere studenti e docenti nello stesso spazio fisico».
Quindi se le proponessero oggi un unico spazio, ad esempio a San Martino?
«Dico che forse oggi siamo andati troppo in là per spostare i poli universitari in un terzo luogo. Un simile progetto richiederebbe un impegno degli enti locali totale, che finora non c’è stato, e tempi molto lunghi. Io voglio ragionare oggi sull’arco temporale del mio mandato. E l’obiettivo mio e del professor Colangelo sarà consolidare quello che abbiamo in via Valleggio e a Sant’Abbondio. Poi, scusate, le sedi non sono poi così distanti. Io spesso parcheggio in via Valleggio e vado a Sant’Abbondio a piedi. Il chiostro è un gioiello da tutti i punti di vista e proseguiremo con ragionamenti già iniziati su spazi limitrofi. Il Consiglio di facoltà si è pronunciato ad esempio sulla necessità di avvicinare la biblioteca di Giurisprudenza».
Con l’addio al campus naufraga anche il progetto di un college?
«Assolutamente no, gli alloggi per gli studenti sono fondamentali. A Varese il ministro Profumo inaugurerà tra pochi giorni la struttura con 94 alloggi. Il mio predecessore ha creduto molto al collegio di Bizzozero ed è giusto che sia lui ad aprire la struttura nei suoi ultimi giorni di mandato. La sensazione che ho colto in Senato Accademico a Como è che fino a oggi si è atteso che fossero gli enti locali a realizzare il collegio, ma che l’università non si è mai impegnata in prima persona. Io e il prorettore pensiamo che il collegio vada fatto e ci muoveremo direttamente. Varese e Como hanno il vantaggio di essere tra le zone più ricche d’Italia. C’è il vantaggio che qui gli studenti possono trovare lavoro più facilmente rispetto ad altre zone d’Italia. Chi viene da fuori ha però lo svantaggio di trovare un costo della vita più alto che altrove. Perché limitare la possibilità degli studenti? Non è giusto che i fuorisede dell’Insubria siano solo quelli che si possono permettere l’affitto di un monolocale o di un stanza».
A livello di Università Como si è sempre sentita il parente povero di Varese. Sarà ancora così?
«Mi auguro che con il nostro mandato possa dirsi definitivamente chiusa la polemica campanilistica. Io sono cresciuto a Varese anche se ho vissuto per anni altrove, ma credo che il dualismo tra le due città abbia senso solo per il derby calcistico, altrimenti si deve lavorare insieme. Io sono convinto che a livello universitario questa fase sia stata superata»

Paolo Annoni

Nella foto:
Da sinistra, Renzo Dionigi con il suo successore, Alberto Coen Porisini

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