Campus universitario di S. Martino. Si blocca l’accordo di programma

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La città che cambia
Bocciato il documento proposto dal presidente di Univercomo

Il campus del San Martino parte con il piede sbagliato. L’accordo di programma che la Regione avrebbe voluto sottoscrivere, quantomeno nelle sue linee portanti, sin dalla fine di quest’anno, è infatti clamorosamente saltato per aria.
Per il momento non se ne parla. Troppe le incognite. Troppe le questioni che devono essere risolte.
Come spesso accade, le notizie sulle delicate trattative riguardanti i grandi progetti infrastrutturali della città o del territorio tendono a restare coperte. Per la volontà di molti

tra i protagonisti in campo di non fornire spiegazioni e di evitare polemiche.
Il Corriere di Como è riuscito tuttavia a ricostruire quanto accaduto in Regione, all’inizio della settimana scorsa, durante la prima riunione della segreteria tecnica convocata a Palazzo Lombardia per imbastire, appunto, l’accordo di programma sul campus universitario del San Martino.
Seduti al tavolo della discussione c’erano il Comune di Como, la Provincia, l’Asl, l’Azienda ospedaliera, il Politecnico, la Regione e Univercomo.
Sul piatto, una bozza di accordo predisposta dal presidente della stessa Univercomo, Mauro Frangi. Un documento che è uscito dal confronto completamente in frantumi.
La maggior parte dei punti definiti da Frangi è stata respinta dagli interlocutori presenti alla riunione. Il risultato, inevitabile, è stata la riconvocazione della segreteria tecnica per la seconda metà di gennaio. Una tempistica che rischia adesso seriamente di mettere in crisi l’ipotesi di finanziamento del campus da parte della Fondazione Cariplo. Senza un accordo di programma, infatti – o anche senza una semplice bozza dello stesso – la Fondazione Cariplo deve assumersi il rischio di stanziare fino a un massimo di 5 milioni su un progetto che resta incerto e nebuloso, non definito.
Non piace, ai vertici della Fondazione, l’idea di dover assegnare al campus una sostanziosa parte dei contributi straordinari delle Emblematiche maggiori senza avere la certezza, in futuro, di non essere costretti per un motivo o per un altro a revocarli.
In ogni caso, per il momento l’accordo di programma non si fa. La bozza di Frangi è stata rispedita al mittente e ciascuno degli interlocutori seduti attorno al tavolo regionale si è preso l’impegno di verificare criticità e debolezze dell’intesa, in modo da giungere a metà gennaio almeno con le idee più chiare.
Ma in quali punti il documento predisposto da Univercomo faceva acqua? Innanzitutto, è stata rilevata l’assenza del progetto. Nel testo era scritto: «La segreteria tecnica acquisisce il progetto» del campus. Peccato, però, che i disegni al momento non li abbia visti nessuno. Non si sa se sia stato preparato un preliminare, un definitivo o un esecutivo. Tutti i rappresentanti degli enti coinvolti nel possibile accordo di programma hanno chiesto di poter visionare le tavole.
Altra questione spinosissima: la bozza di intesa presentata da Frangi impegnava l’Insubria ad acquistare gli spazi lasciati liberi dal Politecnico in via Valleggio. Cosa ovviamente impossibile, dato che nessuno al tavolo poteva decidere un simile obbligo violando l’autonomia contabile e amministrativa dell’Università.
Nel verbale finito nel cestino era poi indicato in almeno 30 anni il periodo minimo di occupazione degli spazi di via Castelnuovo e la contemporanea definizione del valore degli immobili. Ma tutti hanno fatto notare come finora non sia stata nemmeno avviata la perizia di stima, indispensabile per fissare i costi indicativi delle locazioni. Non solo: nella bozza si prefigurava la possibilità di acquisizione definitiva dei fabbricati, ma c’è stato chi ha osservato come non si potesse ipotizzare nello stesso testo un canone di affitto e un prezzo di vendita.
Oltretutto, Univercomo non avrebbe potuto impegnarsi a comprare il San Martino. Servirebbe in ogni caso una decisione dei soci maggiori (Comune e Provincia) che in questo momento non hanno certo le risorse per una simile operazione.
In un passaggio del testo si chiedeva infine alla Regione di chiarire quali fossero le risorse messe a disposizione per il secondo lotto. Ma proprio il rappresentante del Pirellone ha sollevato la questione dell’assenza di ogni tipo di progetto. Come si fa, ha chiesto, a quantificare risorse e possibili investimenti se nessuno sa quali e quanti spazi si vogliono utilizzare?

Da. C.

Nella foto:
Si è bloccato ancora prima di partire l’iter per la definizione dell’accordo di programma sul campus del San Martino

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