Campus universitario nell’ex Opp. C’è l’ostacolo della legge Basaglia

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Il vertice in Regione
Difficile mettere gratuitamente a disposizione il San Martino

«Ho ricevuto rassicurazioni sulla possibilità di reperire i fondi per il campus. La Regione è pronta a mettere a disposizione l’area, ma occorre risolvere un problema tecnico legato alla legge Basaglia sugli ospedali psichiatrici. Cercheremo rapidamente una soluzione». Il presidente della Lombardia Roberto Maroni ha ribadito la disponibilità della Regione a fare la propria parte per arrivare alla realizzazione del primo lotto della cittadella universitaria che dovrebbe sorgere a Como, nell’area

del San Martino.
Ieri mattina, a Milano, il governatore ha incontrato il presidente della Camera di Commercio Paolo De Santis, il presidente di Univercomo Mauro Frangi e la prorettrice del polo di Como del Politecnico Maria Brovelli. Come aveva già anticipato una settimana fa dal palco dell’assemblea generale di Unindustria Como, Maroni ha confermato il sostegno al progetto.
Sul tavolo, però, restano ancora diversi nodi da sciogliere, a partire da un ostacolo di natura legislativa. La legge Basaglia, che ha portato alla chiusura dei vecchi manicomi, impone alcuni vincoli per la destinazione delle aree che ospitavano gli ospedali psichiatrici. Questi immobili, in estrema sintesi, devono essere utilizzati in modo tale da portare introiti economici e risorse da destinare al settore della salute mentale.
La legge diventa dunque un ostacolo all’ipotesi che la Regione metta gratuitamente a disposizione l’intero comparto del San Martino. «Occorre approfondire il tema della cessione delle aree, alla luce dei vincoli di destinazione degli immobili che hanno ospitato gli ospedali psichiatrici previsti dalla legge Basaglia – ha confermato Maroni – La proprietà dell’area e degli immobili è dell’Asl e dell’azienda ospedaliera Sant’Anna, quindi della Regione, ma dobbiamo affrontare questo problema del vincolo. Cerchiamo di trovare una soluzione in tempi brevi».
Già ieri, come ha spiegato il presidente di Univercomo Mauro Frangi, sono state ipotizzate alcune possibili soluzioni. «L’attenzione si è concentrata sul tema della disponibilità delle aree – ha precisato Frangi – individuando i percorsi tecnici più idonei a garantire, nel rispetto dei vincoli legislativi esistenti, l’avvio del progetto. Nei prossimi giorni verranno effettuati sia dalla Regione che dai soggetti territoriali i necessari approfondimenti giuridici per valutare l’effettiva praticabilità di tali ipotesi».
La legge Basaglia non è l’unico ostacolo da superare. Bisogna infatti preparare un progetto concreto, che sia «immediatamente realizzabile», come si legge nel bando della Fondazione Cariplo, e per il quale «sia già stato acquisito ogni eventuale necessario provvedimento autorizzativo». I tempi sono ristrettissimi: la scadenza per la presentazione del progetto è il 15 novembre. E se anche il primo lotto, il cui costo è stimato in 12-15 milioni di euro, dovesse ottenere i 7 milioni di euro messi a disposizione della Fondazione Cariplo, per veder nascere l’intero campus servirebbero altre decine di milioni di euro, tutti ancora da trovare. Il costo finale, infatti, è stimato in 70-80 milioni di euro. Una cifra colossale, tutt’altro che facile da reperire.
Avere accesso ai finanziamenti destinati alla provincia di Como – 7 milioni di euro – è un tassello indispensabile per far quadrare i conti del primo lotto del campus universitario. La prima tranche di interventi, come detto, dovrebbe costare da 12 a 15 milioni di euro. Al contributo della Fondazione Cariplo potrebbero aggiungersi 2-3 milioni di euro messi a disposizione da Univercomo, oltre ai contributi finanziari del Politecnico e dell’Università dell’Insubria. Al momento, comunque, i dettagli del piano finanziario non sono stati resi noti.
Sul fronte della richiesta di finanziamento da presentare alla Fondazione Cariplo, inoltre, la definizione della domanda è rinviata al prossimo 11 novembre, quando è convocata una nuova riunione del Tavolo per la competitività. La seduta di lunedì scorso, infatti, non ha portato all’indicazione chiara di un elenco delle priorità dei progetti per i quali chiedere il finanziamento.
Seppure non sia stato ancora reso noto, il piano finanziario di massima sarebbe già stato messo a punto, sempre facendo riferimento al solo primo lotto del campus. «Ho ricevuto ampie rassicurazioni sul fronte della sostenibilità economica del progetto – ha detto Roberto Maroni dopo il vertice con De Santis, Frangi e Brovelli – Prima di cominciare ad affrontare il tema delle aree ho chiesto di avere garanzie sul fatto che sarebbero stati trovati i finanziamenti per realizzare l’opera».
«È stato illustrato il progetto che prevede la realizzazione di un primo lotto funzionale del campus – ha spiegato Mauro Frangi – idoneo ad accogliere tutte le attività del Politecnico attualmente presenti in città e a garantire una coerente riorganizzazione della presenza territoriale delle altre università».

Anna Campaniello

Nella foto:
Il nucleo centrale dell’ex ospedale psichiatrico del San Martino. Oggi molti edifici sono occupati da servizi sanitari e ambulatori

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