Canepa, le offerte d’acquisto sarebbero 21. Ieri l’atteso incontro al ministero dello Sviluppo

Crisi Canepa

Ventuno offerte d’acquisto o manifestazioni d’interesse. La Canepa è tuttora una fabbrica che attira potenziali investitori, un marchio che garantisce ampi margini di successo. Se è vero – com’è stato detto ieri al tavolo del ministero dello Sviluppo economico a Roma – che dopo la dichiarazione di concordato sono state appunto 21 le offerte giunte a San Fermo per rilevare l’azienda o parte di essa.
È questa la notizia più interessante emersa al termine della lunga giornata vissuta nella capitale dalle delegazioni comasche, chiamate a discutere della crisi che ha colpito l’impresa tessile lariana.
Di fronte al sottosegretario Giorgio Sorial, sindacato e azienda (rappresentata dall’amministratore delegato Marco Cordeddu) si sono nuovamente confrontati sul futuro della storica fabbrica di San Fermo.
Questa volta, con qualche numero in più sul tavolo. «Le posizioni delle parti sono state ribadite in modo chiaro – dice Serena Gargiulo , segretaria della Uiltec di Como e Lecco – tutti gli attori in campo sono consapevoli adesso che l’azienda sta vagliando nuove ipotesi e l’ingresso di possibili partner industriali».
Il futuro, insomma, non è più soltanto a tinte scure. Rispetto al trauma iniziale e all’ipotesi che il disimpegno dei nuovi proprietari potesse addirittura essere il preludio alla chiusura, le cose sembrano essere cambiate.
Anche se un problema resta: il tempo. «Una soluzione va trovata entro un paio di mesi – dice ancora Gargiulo – gli stessi che al momento sono coperti dagli ordini che fanno andare avanti le macchine».
Da quando è esplosa la crisi, una ventina di dipendenti hanno lasciato l’azienda in modo volontario. Gli stipendi – e questa è un’altra delle buone notizie ricevute ieri da Roma – sono stati pagati. «Anche quello di gennaio – riferisce la segretaria della Uiltec – i cui bonifici sono partiti proprio stamattina» (ieri per chi legge, ndr). Il 10% delle maestranze, a rotazione, prosegue intanto con la cassa integrazione, utilizzata a seconda dei cali e dei picchi di produzione.
Secondo Armando Costantino, segretario della Femca Cisl, sono stati esclusi al momento «possibili esuberi. Lo ha detto l’amministratore delegato ed è un fatto che giudichiamo molto positivamente. Questo significa che non c’è più sul tavolo alcuna ipotesi di dismissione, piuttosto l’idea concreta di passare la mano a nuovi proprietari».
Il profilo di questi nuovi proprietari è stato oggetto di discussione e di analisi.
«Come sempre – dice ancora Costantino – si sono fatti avanti soggetti diversi: industriali, i soliti curiosi e qualche altro fondo. Vista la recente esperienza, il nostro auspicio è che la fabbrica possa essere ceduta a chi è davvero interessato a portare avanti il lavoro su basi concrete. Purtroppo non ci hanno detto quanto serve per comprare».
Non è stata esclusa nemmeno l’ipotesi di spacchettamento, vale a dire di una doppia cessione: portafoglio clienti e produzione. «Il sindacato – dice Gargiulo – resta comunque nettamente favorevole a un’acquisizione in blocco di tutto il gruppo».
Due mesi, quindi. È questo l’orizzonte temporale entro il quale sindacato, azienda e ministero torneranno a riunirsi per discutere l’eventuale via d’uscita alla crisi. Nel frattempo, in regime concordatario e con i debiti congelati, i macchinari continuano a lavorare e i dipendenti rimangono al loro posto.
«C’è fiducia – conclude Costantino – anche se il passato, fatto di proclami di rilancio e investimenti e bruschi stop dopo pochi mesi, ci indirizzano verso una sana prudenza».

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