Canton Ticino, bufera su permessi e controlli: il caso finisce in Parlamento

Dogana Frontalieri

È vero o no che il Dipartimento delle Istituzioni del Canton Ticino applica con un rigore eccessivo, se non addirittura contrario alla legge, le misure di controllo per il rinnovo dei permessi degli stranieri?
Una puntata speciale di Falò («La vita degli altri»), settimanale d’inchiesta della Rsi, ha scatenato – il 3 settembre scorso – una lunga serie di polemiche finite adesso persino in Parlamento, a Roma. Nel loro servizio, Alessandra Maffioli e Simona Bellobuono avevano mostrato come le decisioni negative dell’ufficio della Migrazione fossero quasi quadruplicate negli ultimi 5 anni e come molte persone, dopo anni di attività e lavoro in Ticino, si fossero visti rifiutare il rinnovo del permesso B (residenti) o G (frontalieri).
Non solo: le due giornaliste di Falò avevano svelato anche la durezza, spesso ingiustificata, dei controlli di polizia cui sono stati sottoposti gli stranieri, con interrogatori ai limiti del consentito.
La trasmissione della Rsi aveva poi rivelato un altro elemento importante: di fronte ai ricorsi di chi si è visto negare il rinnovo del permesso, in oltre la metà dei casi il Tribunale ha dato torto al Dipartimento guidato dal leghista Norman Gobbi.
Le prese di posizione sono state numerosissime, tutti i partiti ticinesi – a esclusione di Lega e Udc – stanno persino valutando di sottoporre l’operato di Gobbi all’alta vigilanza della commissione Giustizia, istituto previsto dal titolo VII della Legge sul gran consiglio e sui rapporti con il consiglio di Stato del 24 febbraio 2015. Ora sulla questione è intervenuto anche Alessandro Alfieri, capogruppo del Pd in commissione Esteri a Palazzo Madama con un’interrogazione al ministro Luigi Di Maio.
Dice Alfieri: «Molti cittadini italiani, cui è stato rifiutato un permesso, hanno presentato ricorso al Tribunale amministrativo cantonale (Tram). Nel 2015 i ricorsi accettati sono stati il 28%, nel 2019 il 47% e dalla lettura dei numeri emerge chiaramente come un diniego su due sia stato sconfessato dalle autorità competenti. Anche il Tribunale federale, la massima istanza elvetica, ha emesso numerose sentenze in tal senso, sconfessando, pertanto, la politica adottata dal governo ticinese. Tuttavia, nonostante la consolidata giurisprudenza in merito, la procedura seguita per i dinieghi in materia di permessi di soggiorno non ha subìto alcun cambiamento».
A questo punto, l’esponente Dem chiede alla Farnesina «quali iniziative si ritenga opportuno intraprendere al fine di tutelare i cittadini italiani possessori di permessi di soggiorno e residenti nel territorio ticinese». E se il ministro Di Maio, alla luce di tutto quello che è emerso dalle inchieste giornalistiche e alla luce degli stessi dati ufficiali, «non ritenga opportuno avviare con il governo elvetico un dialogo politico volto alla conclusione di ulteriori accordi bilaterali in materia di permessi di soggiorno per i cittadini italiani residenti nel territorio del Cantone Ticino».

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