Cantù, Mauri traccia l’obiettivo 2020: «Vogliamo far crescere la nostra famiglia»

Basket Cantù 2029-2020

Uno stop dopo quattro partite consecutive vinte e una classifica comunque confortante con Cantù che, battuta domenica scorsa in casa da Brescia, è al nono posto a 14 punti alla pari con Reggio Emilia, Trento, Varese e Roma. Alle loro spalle a quota 12 c’è Treviso, a 10 Pistoia, a 8 Trieste e, con un tristissimo 0, Pesaro.
Domenica la S.Bernardo- Cinelandia è attesa, in chiusura d’andata, dal derby del Forum di Assago con Milano. Perdendo per 82-92 contro Brescia, le speranze di entrare fra le prime otto – e quindi di accedere alla Final Eight di Coppa Italia – sono praticamente svanite.
Ma, a voler lasciar perdere la stretta attualità e a voler fare un confronto più generale, c’è un quadro confortante. Sia rispetto a qualche settimana fa, quando i canturini erano a ridosso delle ultime, sia rispetto a 365 giorni fa quando, dopo l’annunciato addio del patron Dmitry Gerasimenko, non si conosceva il destino della società e della squadra, con giocatori che non si allenavano e serie prospettive di chiusura. Poi, con l’avvento della cordata di imprenditori e professionisti canturini al vertice del club, le cose sono cambiate.
Ed è proprio su questo aspetto che si sofferma l’amministratore delegato del club Andrea Mauri.
«Penso alle due partite che hanno chiuso il 2018 e il 2019 – sostiene – 365 giorni fa con Pistoia c’era una atmosfera cupa, si parlava della cordata abruzzese, che poi è saltata. Le prospettive non erano rosee, anzi».
«Quella con Brescia, al di là della sconfitta, è stata la fotografia del rinnovamento con tanto entusiasmo e una squadra carica: per noi è cambiato un mondo – afferma ancora Mauri – L’importante, ora, è proseguire nel lavoro che è stato intrapreso, rimanere con i piedi per terra, giocando ogni partita con il pensiero che l’obiettivo stagionale è e deve rimanere la quota salvezza».
L’impressione è che anche la squadra, sebbene composta per la maggior parte da giovani e stranieri, sia ben intrisa di “canturinità” e anche questo è un segnale importante, in prospettiva futura. «Abbiamo visto giocatori uscire dal campo in lacrime dopo una sconfitta – dice l’amministratore delegato – Ciò significa che come società siamo riusciti a trasmettere qualcosa, la territorialità, lo spirito che da sempre caratterizza questo club. Non dimentico che un anno fa, anche dopo belle vittorie e ottime prestazioni, c’erano atleti che uscivano dal campo senza nemmeno festeggiare con i tifosi, come da tradizione. È il segno del cambiamento che c’è stato in questo anno».
E nel 2020? «Dovremo cercare di fare ancora meglio. Ci aspetta un lavoro continuo per raggiungere gli obiettivi che ci stiamo dando, sempre rimanendo con i piedi per terra. La priorità è far crescere la famiglia, tifosi, sponsor, ragionando strutturalmente. A dicembre abbiamo chiuso nel migliore dei modi un percorso, con l’ingresso di 10 nuovi soci nel gruppo di Cantù Next, che ha come obiettivo la costruzione del nuovo palazzetto. La squadra ha ottenuto i risultati che sappiamo, risalendo la classifica. Abbiamo una strada tracciata: andremo avanti con grandi motivazioni e impegno».

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