Caos sulla capienza dei treni, l’ira dei consumatori

82enne morta per le gravi ferite all'ospedale di Niguarda

«Quello che è accaduto nel weekend per il trasporto ferroviario è incredibile e vergognoso», così Mauro Antonelli, presidente provinciale dell’Unione Nazionale Consumatori, interviene sul grande pasticcio che ha interessato nelle ultime ore, e sta interessando, chi deve viaggiare in treno: pendolari, turisti e vacanzieri. Treni cancellati, biglietti annullati. Viaggiatori rimasti a terra.
«L’interrogativo principale rimane quello delle regole differenti adottate per i treni ad alta percorrenza e per quelli dei pendolari – dice Antonelli – Perché devono esserci norme diverse? Oggi, per andare da Milano a Roma ci si impiega meno di tre ore, per raggiungere Milano da Canzo un’ora e 20. Secondo voi in quell’ora e venti non c’è il rischio di contrarre il virus? Le problematiche di sicurezza sanitaria non dipendono dai chilometri, ma dal tempo in cui si rimane in un ambiente. Vanno affrontate seriamente e in modo univoco. Tutti I viaggiatori hanno il diritto di non ammalarsi. Le Regioni devono seguire le direttive nazionali».
Antonelli si chiede infine perché questa emergenza sanitaria non venga utilizzata anche per investire sul trasporto ferroviario, con nuove carrozze, nuovi treni.
«Da settembre, con la ripresa delle scuole e tutte le fabbriche aperte, i treni dei pendolari torneranno ad essere affollati – dice Antonelli – È il momento per investire. Poi si dovrebbero continuare a favorire le forme di smartworking. Ci sono professioni che sono state svolte durante il lockdown senza fare perdere produttività alle imprese. Penso a tutte le attività di call center, ad esempio».
Tornando alla problematica di chi è rimasto in stazione per i treni cancellati, Antonelli sottolinea che a questi viaggiatori spetta la restituzione di tutto quello che è stato speso. «Il disagio è stato evidente. Si tratta di una mancanza totale di attenzione e di comunicazione anche da parte del governo – aggiunge – Ora non è chiaro se si sia trattato solo di una cattiva interpretazione delle compagnie, ma di certo, Ministero della Salute e Ministero dei Trasporti di fronte a passaggi così importanti, avevano tutto il tempo per chiarire le situazioni rimaste in sospeso».
Dai consumatori al sindacato, polemica e dissenso sulla situazione del trasporto pubblico rimangono elevati. «Liberi tutti non è certo la soluzione al problema, Regione Lombardia ci ripensi», è il monito lanciato in modo congiunto dai sindacati dopo la nuova ordinanza regionale che ha allentato le misure anti-contagio sui mezzi pubblici, permettendo di utilizzare tutti i posti a sedere e il 50% di quelli in piedi.
Questo mentre il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato un’ordinanza che ribadisce l’obbligo del distanziamento sui treni. Filt Cgil, Fit Cisl e Uilt Uil chiedono a Regione Lombardia di affrontare con misure straordinarie le condizioni del Trasporto Pubblico Locale.
«Il distanziamento è ancora oggi raccomandato dalle autorità sanitarie – spiegano i sindacati – Con le attuali norme i numeri dei passeggeri sono in graduale crescita, il rischio è che si faccia un passo indietro sulla fiducia nell’utilizzare il mezzo pubblico, che oggi ancora viene usato al di sotto del 30%. Si tratta di una decisione che mette a rischio la salute di chi lavora e degli utenti. Una decisione – spiegano i sindacati – che non risolve i problemi strutturali di un sistema di Trasporto Pubblico che negli anni è stato depotenziato e che ora si misura con tutta l’inadeguatezza delle risorse e della capacità, mentre a settembre le scuole riapriranno e l’attuale sistema è del tutto insufficiente a far fronte ad un aumento del 40% dei passeggeri».
«Le decisioni assunte dalla Regione Lombardia sono in linea con i risultati dei dati sanitari lombardi delle ultime settimane – risponde l’assessore regionale a Infrastrutture, Trasporti e Mobilità sostenibile Claudia Maria Terzi – E sono in linea con quanto stabilito dalle Regioni confinanti. Sorprende, quindi, che le forze di governo contestino la nostra ordinanza. Le incertezze delle ultime ore segnalano una volta di più la mancanza di una regia a livello nazionale. Con le limitazioni al riempimento dei mezzi c’è il serio rischio che gli studenti nemmeno arrivino in classe, dato che non è realisticamente possibile moltiplicare il numero di autobus o treni. L’ordinanza regionale va nella direzione di dare risposte anche da questo punto di vista – conclude l’assessore – restiamo aperti al dialogo e alla volontà di trovare soluzioni condivise, ma non accettiamo attacchi».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.