Caporalato in un hotel di Canzo. Chiesto il giudizio per il gestore

Canzo

La Procura di Como, a firma del pubblico ministero Maria Vittoria Isella, ha chiesto il giudizio Immediato per il gestore dell’Hotel Arras (ex Hotel ristorante Volta) di Canzo. L’uomo, un 41enne residente a Nosate, nel Milanese, deve rispondere alle accuse di aver fatto lavorare «a condizioni di sfruttamento» e «approfittando del loro stato di bisogno» almeno 9 dipendenti, che in realtà non venivano pagati oppure venivano pagati saltuariamente e in modo «difforme da quanto previsto dal contratto nazionale».
Nella struttura alberghiera, sempre secondo l’accusa, venivano violate reiteratamente anche le normative relative all’orario di lavoro e quelle in materia di sicurezza e igiene sui luoghi di lavoro.
I fatti contestati abbracciano un periodo compreso tra il mese di febbraio e quello di novembre del 2019.
Dalle indagini è inoltre emerso che, in almeno due occasioni, nell’hotel di Canzo l’indagato aveva dato lavoro anche a due clandestine.
Su Internet, nella presentazione dell’albergo con tre stelle (20 camere e una disponibilità per poco meno di 50 clienti) l’hotel era definito «una piccola struttura romantica» a Canzo. Un hotel che era «come una seconda casa». A leggere i commenti di chi vi aveva soggiornato – la meta rientrava anche nei box regalo per le vacanze – i dubbi erano iniziati a sorgere. «Vergognoso», «sporco», «sconsigliato» erano alcuni commenti. A togliere ogni dubbio avevano pensato i militari dell’Arma, in una operazione che aveva visto lavorare congiuntamente l’Ispettorato del Lavoro di Como, il Nil dei carabinieri, i Nas e gli uomini della stazione dell’Arma di Asso. L’albergo era stato posto sotto sequestro e il gestore, un 41enne (i proprietari delle mura sono estranei alla vicenda) era stato iscritto sul registro degli indagati della Procura della Repubblica.
Fascicolo per “caporalato” (intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro) che si è chiuso ora con la richiesta di giudizio Immediato.

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