Carburanti, aumentate le accise. Ogni litro costa 3 millesimi in più

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Il rincaro di benzina e gasolio
Daniela Maroni: «Il governo non può continuare a fare cassa così»

(f.bar.) Il mese di marzo si è aperto con un nuovo rincaro per gli automobilisti. Non si tratta di un aumento roboante ma pur sempre di un ennesimo balzello. E così, in attesa del bel tempo e della primavera, che invoglierà le persone a mettersi in macchina per andare in gita, ecco un nuovo innalzamento delle accise sui carburanti.
Si tratta di una crescita pari a 2,4 millesimi di euro per ogni litro di carburante erogato, che diventano 3 millesimi aggiungendo

la relativa Iva. Nello specifico, l’accisa sulla benzina passa da 728,40 a 730,80 euro per 1.000 litri e quella sul gasolio da 617,40 a 619,80 euro per 1.000 litri.
«Ci risiamo – commenta Daniela Maroni, consigliere regionale della lista civica “Maroni Presidente” e rappresentante dei benzinai comaschi – Un altro giro di vite, un altro prelievo nelle tasche dei cittadini e dei gestori. Non se ne può più, il governo non può andare avanti a fare cassa agendo su un bene indispensabile per la collettività».
L’aumento deciso a Roma consolida la posizione dell’Italia ai vertici della tassazione sui carburanti. Nel panorama europeo, infatti, siamo secondi dietro all’Olanda sul fronte benzina e subito dopo il Regno Unito per quanto riguarda il carico fiscale applicato al gasolio.
Secondo la Cgia di Mestre, associazione veneta che riunisce artigiani e piccole imprese, quest’ultimo rincaro delle accise peserà 13 euro all’anno sulle famiglie con automobili a benzina che percorrono mediamente 15mila chilometri, 17 euro in caso di vetture a gasolio. Dal 2010 a oggi, del resto, ricorda ancora la Cgia, le accise sono aumentate 4 volte, tanto che quest’anno una famiglia con auto a benzina dovrà sborsare 257 euro in più rispetto a 4 anni fa.
L’aggravio, che è stato previsto nello scorso agosto dal governo come copertura per il decreto del fare, resterà in vigore almeno fino al 31 dicembre. La Cgia sottolinea come, rispetto al 2013, il prezzo dei carburanti nel 2014 subisca sia l’aumento delle accise scattato il 1° marzo sia quello dell’Iva introdotto nell’ottobre scorso.
«I malumori degli italiani si concentrano su Imu e Tares ma nessuno pone attenzione alle accise, un prelievo silenzioso e automatico che però finisce per incidere pesantemente sui conti delle famiglie – afferma Daniela Maroni, che è anche vicepresidente nazionale dei distributori aderenti a Figisc Confcommercio – L’ho già detto in altre occasioni, lo ripeto un’altra volta: il governo non deve considerare i cittadini come un fondo perso da cui prelevare denaro in ogni occasione di bisogno. Diciamo basta, anche per rispetto verso la categoria dei gestori degli impianti».
Commenti negativi anche dalle maggiori associazioni a tutela dei consumatori. «Non si tratta di una grande stangata ma è il principio che proprio non regge – dice il presidente di Codacons Como, Mauro Antonelli – Questo incremento verrà pagato da pendolari e consumatori. Ogni volta che un governo deve reperire risorse, si ricorre all’aumento delle accise, dimenticando che incrementi anche contenuti hanno effetti diretti e indiretti pesanti sul fronte dei prezzi al dettaglio, dell’energia e dell’inflazione».
L’innalzamento delle accise è stato criticato anche da Coldiretti che sottolinea come ciò riduca il potere di acquisto degli italiani che hanno meno risorse da destinare ai consumi.

Nella foto:
L’aumento delle accise è pari a 2,4 millesimi di euro per ogni litro di carburante erogato, che diventano 3 millesimi aggiungendo la relativa Iva. L’incremento è stato deciso dal governo nello scorso agosto

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