“Carcano”, in prima classe verso il mondo del lavoro

altLA FORMAZIONE – SETIFICIO

Ha ancora senso oggi studiare al Setificio “Paolo Carcano” di Como? «La filiera tessile parte sempre da qui – dice Angelo Donati, presidente dell’Associazione Ex Allievi – È ancora un settore trainante del territorio, un’eccellenza in ambito mondiale. Quindi è fondamentale coltivare un’istituzione didattica che formi i tecnici con cui dare futuro alle nostre aziende. È un nostro preciso dovere».
L’anno prossimo festeggerà il ventennale la Fondazione Setificio, promossa da alcuni

imprenditori illuminati, che fa squadra con l’istituto per colmare il solco che rischia di dividerlo dal mondo del lavoro. Dice il presidente Alberto Ossucci: «Stiamo mettendo a punto un protocollo per garantire corsi di post-diploma qualificanti per far crescere il collocamento sul mercato del lavoro».
In concorso con l’Unione Industriali la Fondazione ha ad esempio permesso (budget 100mila euro) di informatizzare il “Carcano”: già da quest’anno registri e lavagne sono digitali. Il solco tra scuola e aziende in effetti è meno profondo degli scorsi anni. Commenta Donati, forte dei suoi 700 associati: «Il gran parlare di crisi del tessile fatto negli anni scorsi ha spaventato le famiglie e c’è stato un calo di iscritti. Ma oggi frequentare il setificio è un biglietto di prima classe per entrare in azienda».
Lo conferma anche il preside Roberto Peverelli: «Oggi abbiamo 1.300 studenti, è tornato il sereno. La metà prosegue negli studi, il resto in buona parte trova lavoro. Siamo una realtà vivace, con notevoli capacità d’ideazione e attività formative di qualità, basate su tanto impegno quotidiano e tante occasioni per mettere in gioco le competenze dei ragazzi e farle maturare. Penso ad esempio al laboratorio creativo con l’artista di fama internazionale Afran che abbiamo presentato a “Comocrea” l’anno scorso e che abbiamo intenzione di riproporre».

Nella foto:
Analisi chimiche nel laboratorio dell’istituto di Setificio “Paolo Carcano” di via Castelnuovo a Como (foto Mattia Vacca)

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