Cari politici, se non soldi, almeno presenza. Perché non si allarghi il vallo

altLa riflessione
Si sa, quello del genitore è il mestiere più difficile del mondo. Ciononostante, ci si butta e si prova, nella speranza che vada bene.
In fondo, ci diciamo, un modello l’abbiamo già.
Tutti, o quasi, abbiamo in mente come siamo stati cresciuti e, seppur con ampie modifiche, perché nessuno pensa di essere stato educato nel migliore dei modi – e qualche critica grande o piccola ai nostri genitori l’abbiamo fatta tutti – ma sì, ce la possiamo fare.
Però, strada facendo, diventa

tutto terribilmente difficile e quando poi arriva la tempesta dell’adolescenza dei nostri figli ci sembra di vivere una vera e propria apocalisse. Ragazzi che si ribellano, che si trasformano, che ci contestano, ci aggrediscono, a volte ci rifiutano e vogliono fuggire.
Dalla dipendenza quasi totale si passa alla controdipendenza più assoluta, carica di livore, aggressività e astio. Quando si arriverà a una serena interdipendenza con i nostri figli? Quando saranno cresciuti.
Ma come ci arriviamo senza farci del male e privi di grossi guai?
Serve una guida, ma i libri in questo campo servono a poco. Raramente sono assimilabili alla nostra realtà, perché tutto sembra unico e non standardizzabile.
Invece una via c’è, e lo sapevano bene le quasi mille persone che hanno aderito al progetto “Aurora” andato in scena martedì sera al Teatro Sociale.
Perché la condivisione, il racconto e l’esperienza comuni, guidati da esperti del settore, sembrano essere la ricetta vincente.
Tra le cose che un genitore in difficoltà davanti alla crescita del figlio può perdere c’è anche il proprio ruolo e succede allora che i ragazzi non capiscano e possono smarrire la strada.
Oppure i genitori perdono la capacità di offrire dei “no” che, seppur così difficili da dire, il più delle volte sono un sollievo per i nostri figli che, finalmente, davanti a un confine possono poggiare la loro crescita sulla solidità di un riferimento.
Ben vengano, allora, iniziative di auto-aiuto, di condivisione.
Di questo c’è bisogno e la risposta di adesione clamorosa dei comaschi ne è la prova. Peccato, però.
Peccato che cosa? Che le istituzioni non abbiano capito, che fossero assenti.
Certo, rispettiamo gli impegni di tutti, ma se c’è un assessorato alle Politiche educative, non può mancarne un’adeguata rappresentanza a un evento come il progetto “Aurora”.
Certo, c’era il patrocinio del Comune, ma è un po’ pochino per un’iniziativa tanto sentita. Almeno qualche euro di sostegno poteva essere messo sul piatto.
Non c’è più un soldo? Allora, cari politici, fatevi sentire – e, soprattutto, siate presenti – vicini ai vostri concittadini.
Perché anche di questo c’è bisogno, perché non si veda sempre più allargare il vallo tra la casta politica e la popolazione in una qualche difficoltà.
Mario Guidotti

Nella foto:
I genitori comaschi in coda martedì scorso al Teatro Sociale (foto Mattia Vacca)

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